lunedì, 30 giugno 2008

Reazionari solo da noi

di Paolo Guzzanti

Veltroni e Di Pietro: falce e manetteScena: il Parlamento madrileno, le Cortes. Zapatero siede sui banchi del governo. Due commessi fanno entrare un uomo con la faccia da impiegato. Si siede, ma lo fanno rialzare: «Stia pure in piedi, davanti alle Cortes Generales», dice Zapatero.
Cinque deputati dell’apposita commissione cominciano a interrogarlo e lo fanno sudare. Lui compulsa carte, spiega, nega, si riprende, si fa riprendere. Che cosa succede? Succede che il Parlamento spagnolo ha chiesto conto a un magistrato del suo operato e ha voluto verificare la sua subordinazione alla suprema autorità delle Cortes. Nei palchi, belle spagnole si fanno vento con grandi ventagli e una di loro lancia un fiore al primo ministro: «Viva Zapatero!».
Un sogno? No. La Spagna di Zapatero, dopo aver sorpreso l’Europa con una politica energica contro gli immigrati illegali e clandestini contro i quali ha fatto intervenire i brutti ceffi del Terceiro de Estranjeros è decisa a far funzionare il principio secondo cui soltanto il Parlamento detiene il potere, l’unico potere che esiste in una democrazia parlamentare elettiva, mentre i giudici sono soltanto una parte dell’apparato impiegatizio dello Stato che in nome e per conto delle Cortes, rispettosamente, applica le leggi. Un sogno? Sì, un sogno spagnolo.
E in Italia? Oh, l’Italia, come ha ricordato Cossiga in Senato, è l’unico Paese in cui la sinistra si batta per il primato dei giudici sul Parlamento che la sinistra italiana vorrebbe – possibilmente – in galera. Anche nella Francia controrivoluzionari a l’aristocrazia voleva i deputati in ceppi e i giudici in trionfo: ovunque siano esistite parrucche, reazionari col codino e controrivoluzionari , là i giudici sono stati portati in trionfo e gli eletti dal popolo in galera. La sinistra italiana non è soltanto arretrata: è reazionaria. Non sveliamole in un sol colpo quanto è fascista, altrimenti si arrabbia.
In Italia e soltanto in Italia un giudice può dire: «Io al primo ministro gli faccio un c... così, gli do sei anni e poi voglio vedere come governa». In Spagna un tal giudice, anzi giudichessa, sarebbe appesa per i pollici davanti alle Cortes Generales e ancora starebbe lì balbettando, implorando, sapendo di essere perduta per sempre.
Ma questa invece è l’Italia, e questa la sinistra italiana, che non discende dall’illuminismo ma dall’albero, rompendosi le noci di cocco sulla testa e sognando la democrazia in manette.

Tratto da Il Giornale del 27 giugno 2008

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categoria: politica, sinistra, giustizialismo

martedì, 24 giugno 2008

Sicilia: il voto relega la sinistra in un ghetto

SiciliaChissà ora la sinistra cosa s’inventerà per giustificare l’imponente, schiacciante e incontrovertibile sconfitta elettorale rimediata in Sicilia. Nella regione più a sud d’Italia, dopo l’ultima tornata elettorale, non c’è più provincia, città, paese o quartiere che non sia stato conquistato o non abbia premiato il centrodestra. Persino provincie notoriamente più propense ad un voto di sinistra, quali Enna e Caltanissetta, sono passate di mano. Quel che è peggio, però, sono le cifre che hanno determinato un simile tracollo. Sulla sinistra si è abbattuta una vera e propria valanga che ha assunto le sembianze di un vero e proprio dramma. Le cifre parlano chiaro e per definirle non si può usare altro aggettivo che non sia quello di “bulgare”: da una lato, infatti, il centrodestra viaggia su percentuali che si attestano attorno all’80%, mentre dall’altro il centrosinistra addirittura fatica a superare il 20%.
I motivi che hanno portato ad un centrodestra che dovrà anche essere opposizione di se stesso sono tanti, ma tutti riconducibili ad una semplice osservazione: la sinistra, nell’immaginario comune italiano e ancor di più in quello siciliano, viene ormai percepita come una forza non più in grado di affrontare e risolvere i problemi che affliggono da lungo tempo il sistema paese. Il suo rinchiudersi nei salotti radical-chic, dove di tutto si discute tranne dei problemi che maggiormente preoccupano la gente comune, viene inteso come un distacco dalla realtà che addirittura finisce per nuocere al bene di tutti.
Rimanendo nella specificità siciliana, è davvero da ottusi continuare a proporre triti e ritriti schemi di contrapposizione mafia - antimafia quando tutti gli indicatori economici evidenziano un costante allontanamento dell’isola e del Sud dal resto del paese. Come si fa, ancor oggi, ad additare la criminalità organizzata come unica responsabile del mancato sviluppo del Meridione e non rendersi conto che, così facendo, si minano alle fondamenta l’autorità e l’autorevolezza dello Stato? Dire che le infrastrutture, delle quali la Sicilia ha urgente bisogno, non si possono costruire per evitare infiltrazioni mafiose negli appalti è come dire: affamiamo i Siciliani, tutti i Siciliani, sino alla morte così siamo sicuri di sconfiggere la mafia. Questo modo di intendere la realtà è davvero da matti se si pensa che il nostro è un frangente storico che nuovamente vede migliaia di persone, giovani e meno giovani, abbandonare, ogni anno, le proprie città d’origine per andare a cercare luoghi dove vivere una vita più dignitosa.
Stando così le cose non si commette errore se si afferma che il regresso economico e sociale che sta interessando anche la Sicilia abbia avuto la propria genesi nel periodo in cui nell’isola si vaneggiava di presunte “primavere” politiche.
Primavera politica che sembrava arrivata anche a Messina e che invece ha dovuto cedere il passo ad un’estate giunta in anticipo. Il risultato messinese non fa altro che confermare la tendenza a relegare la sinistra in un ghetto. Lo dimostra la performance provinciale, dove per numero di voti il candidato del centrosinistra avrebbe sfigurato anche presentandosi per le circoscrizioni, e la sonora batosta rimediata dal sindaco uscente, nonché segretario regionale del Pd, Francantonio Genovese sconfitto al primo turno da Giuseppe Buzzanca. Per quanto riguarda il primo, si può solo dire che l’arroganza mischiata ad un avvilente immobilismo in politica non pagano. Del resto, se, a poco più di due anni dalla sua elezione a sindaco, i cittadini hanno deciso di non riconfermarlo per tale carica un motivo ci dovrà pure essere; se, nonostante la valanga di quattrini spesi, Genovese non ha ottenuto il risultato sperato, il motivo non può solo essere l’ottusità dei Messinesi che non hanno compreso il suo messaggio. L’aver partecipato alle marce contro il ponte sullo Stretto, non aver aperto becco quando la Camera, nella scorsa legislatura, ne ha di fatto bloccato la costruzione, le continue dichiarazioni contro di esso pronunciate dall’ex ministro Bianchi, che è anche ex consulente della Caronte Tourist, la società di traghettamento privata di cui Genovese è azionista, forse mediaticamente hanno reso un’immagine gravata da un pesante conflitto d’interesse. Rinunciare in modo così clamoroso a dei finanziamenti già stanziati senza nulla chiedere in cambio, avranno sì permesso alla sua società di continuare indisturbata e in regime di monopolio a fornire un sempre più scadente servizio di trasporto sullo Stretto, ma ai Messinesi, che in numero sempre crescente faticano ad arrivare alla fine del mese, non deve essere sembrata una mossa tanto astuta e i risultati si vedono.
Continui pure, quindi, la sinistra a occuparsi di astruse banalità e dei presunti conflitti di interessi altrui, il centrodestra invece dimostri che la fiducia che il popolo gli ha accordato non verrà delusa.

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mercoledì, 30 aprile 2008

Spello: prologo ed epilogo del duo Prodi - Veltroni

Walter santo subito
Andare oltre il professore di Scandiano per ritrovarsi il suo perfetto clone è come vivere un incubo dal quale riesce difficile uscirne. Uno stato d’animo, quello vissuto dalla sinistra italiana in queste ore, che potrebbe sfociare nella depressione: si consigliano urgenti provvedimenti.
Se da un lato, con Prodi, la sinistra è riuscita a screditarsi definitivamente come forza di governo e come forza riformatrice, almeno nelle componenti dirigenziali che ha espresso sino ad oggi, con Veltroni ha schiantato il Pd già alle prime battute. La “clamorosa rimonta” veltroniana, scandita dall’obamaniano slogan “Yes, we can”, si è conclusa proprio là dove questa è iniziata.
Da anni ormai i “compagni” continuano a presentarsi come il nuovo che avanza e da anni puntualmente non fanno altro che proporre agli italiani la solita minestra riscaldata. Si potrebbe dire che dalle parti della sinistra il nuovo che avanza è il passato che ritorna. La fantastica cornice di Spello, in tal senso, è stata prologo ed epilogo della storia che ha visto il combinato disposto Prodi-Veltroni compiere, in poco più di due anni, ciò che le forze cattoliche, liberali e riformiste italiane stavano tentando di fare almeno dal 18 aprile 1948:  realizzare quello che nella foto riportata all’inizio di questo post è perfettamente riassunto nello slogan “Walter santo subito”.
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martedì, 29 aprile 2008

Incorreggibili

Prodi_centauroPoco più di due anni fa Prodi vinse le elezioni e noi non stappammo nemmeno la bottiglia più economica ancorchè maggiormente intonata cioè quella di lambrusco. Non ché fossimo particolarmente tristi. Ci pareva non avesse tanto vinto e che fosse tanto meglio guardare in faccia la realtà del pareggio a scanso di grossi guai per tutti noi. Più non capivamo, più eravamo costretti a ripeterci e più ancora cresceva la nostra fama di Berlusconiani. Incorreggibili. Oggi che le responsabilità sono tutte di Prodi, e tanto deve dannarsi per rimediare il povero e incolpevole Veltroni, non ci sembra tanto giusto che dal PD nessuno più inviti il Professore, fosse anche a presidiare il Gazebo in Piazza Maggiore nella pausa pranzo. Tantissimi italiani lo hanno prima incoronato con le primarie, poi votato alla presidenza del consiglio e infine dimenticato nel portaombrelli. Incorreggibili. Nessuno lo conosceva più e solo la Bindi continua ancora a sostenerlo e a lodarlo. Incorreggibile pure lei.
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lunedì, 21 aprile 2008

SE CHIRURGIA ESTETICA E FUMO CONTANO PIÙ DELLA REALTÀ…

Non era difficile prevedere la pesante sconfitta del Pd, così come difficile non era prevedere la scomparsa dal Parlamento della sinistra radicale. Chi scrive, su questo blog, aveva già intuito tutto a giugno quando ai “compagni” venne suggerito di divincolarsi il prima possibile dalla stretta mortale di Prodi. Era evidente che il governo guidato dal professore di Scandiano ben presto avrebbe fatto perdere loro credibilità sia come uomini di governo che come leader politici.
Detto fatto. E proprio per questo  non ci convincono le tesi secondo cui la perdita di rappresentanza istituzionale della sinistra-sinistra sia da attribuire ad una legge elettorale sbagliata o al richiamo al voto utile di Veltroni. Queste, semmai, sono delle concause. La pesante sconfitta della sinistra radicale ha ragioni profonde e tutte riconducibili all’assenza di un progetto politico serio e credibile. Una mancanza questa dovuta all’ormai evidente incapacità dei “compagni” di leggere la realtà. C’è di peggio: da qualche tempo essi hanno l’assurda pretesa di plasmare la società secondo un verbo nichilista che spesso e volentieri sfocia in un aggressivo relativismo. Si tratta di una posizione veramente drammatica se si pensa che uno dei pregi ascrivibili a Carlo Marx è proprio quello di aver avuto una spiccata capacità di analisi e comprensione della realtà.
Come si può pretendere che dinnanzi ad una crescente difficoltà delle famiglie ad arrivare a fine mese, si accettino, senza colpo ferire, situazioni nelle quali, in nome di un non meglio definito diritto all’armonizzazione del proprio corpo, onorevoli della Camera dei Deputati si rifanno naso e seno a spese del Servizio Sanitario e per giunta con l’avallo del ministero della Salute? Chi il proprio salario non lo vede aumentare da anni, di sicuro non è contento quando è costretto ad apprendere che la principale preoccupazione dei deputati di Rifondazione è quella di piantare e fumare cannabis alla Camera.
Di fatti come quelli appena descritti se ne potrebbe elencare ancora molti, basti pensare a tutte le problematiche relative all’immigrazione che la sinistra continua ad affrontare con piglio ideologico. Il popolo vuole risposte concrete ai propri bisogni e per questo ha optato per una scelta netta, dimostrando con ciò di essere tutt’altro che stupido.
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martedì, 18 marzo 2008

Salari da morire

prodi_faccia_come_culoPer il governo Prodi al peggio non sembra esserci fine. Più si va avanti e più si fanno evidenti e numerosi gli insuccessi da questo accumulati. Gli ultimi due, in ordine di tempo, sono le statistiche sui salari percepiti dagli italiani e quelle sugli incidenti mortali sul lavoro. Le prime indicano l’Italia posizionata al 23° posto tra i paesi dell’area Ocse, con una media di 19.962 dollari, mentre le seconde registrano una impressionante impennata.
Niente di cui meravigliarsi, comunque, se si pensa alle ultime finanziarie e alla recente approvazione dei decreti attuativi sulla Sicurezza sul Lavoro. Con le prime il centrosinistra ha definitivamente dato prova della sua disastrosa politica economica, con i secondi ha creduto che in un minuto e con dei semplici decreti si potessero cancellare anni di dimenticanze e disinteresse.
L’ideologica visione della realtà e l’ostinata volontà controriformatrice, contenute nelle ultime due leggi finanziarie, hanno costretto gli italiani a colmare di tasca propria l’ingente fabbisogno economico creato dal cambio di rotta sulle pensioni e dagli incredibili aumenti contrattuali accordati all’Amministrazione Pubblica. Scelte che hanno spinto il trio Prodi – Schioppa – Visco ad aumentare in modo indiscriminato le tasse - anche per i redditi attorno ai 30.000 euro lordi l'anno - mettendo in seria difficoltà l’equilibrio finanziario di molte famiglie che, proprio per questo, faticano ad arrivare a fine mese.
Per quanto riguarda la sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, invece, anche qui il drammatico numero di morti, registrato negli ultimi tempi, non lascia scampo al governo uscente. Le statistiche riportate dai vari quotidiani al riguardo sono chiare: nel periodo compreso tra il 2001 e il 2006 gli incedenti mortali hanno avuto una flessione del 20% (circa 300 morti in meno), mentre dal 2007 a oggi c’è stata una netta inversione di tendenza dell'ordine di circa cento unità in più all'anno. Evidentemente le misure di sorveglianza e prevenzione imposte dal governo di centrodestra sono risultate più efficaci di quelle adottate dal centrosinistra. C’è da dire inoltre che per il futuro su tale fronte c’è da aspettarsi numeri ancor peggiori, visto il contenuto dei recenti decreti attuativi sulla Sicurezza sul Lavoro concepiti e varati al solo scopo di punire le imprese.
Affrontare una questione di così delicata importanza incentrandola tutta sulla repressione e l’enfatizzazione delle colpe e dei mancati adempimenti è davvero diabolico. Prima di prendere qualsiasi decisione molto meglio sarebbe stato riflettere su come è possibile premiare e monetizzare il rischio e se e come tutti coloro coinvolti nei processi produttivi aziendali mettono in pratica o meno le norme previste dalle leggi sulla sicurezza. Con le idee chiare su tali questioni poi ci si poteva chiedere: quali strategie è possibile adottare affinché nelle aziende da una cultura dell’imposizione si possa passare ad una cultura della prevenzione e dell’opportunità? Procedere in questo modo avrebbe sicuramente favorito l’ideazione di meccanismi utili a premiare le aziende virtuose sul piano dell’antinfortunistica, della prevenzione e della formazione dei propri dipendenti e a sanzionare tutte le altre. Ma a sinistra, come giustamente hanno sottolineato i confindustriali, ancora si fatica a comprendere come la repressione finora non abbia mai funzionato.
Sulle tematiche richiamate, salari bassi e sicurezza sul lavoro, sarebbe opportuno un approccio diverso. Come ha ricordato il card. Bagnasco, nell’ultima prolusione del consiglio permanente della Cei, è “necessario uscire dall’individualismo, dal pensare egoisticamente solo a se stessi e alla propria categoria nella dimenticanza di tutti gli altri […], abbandonando una politica troppo politicizzata, per restituire alla stessa uno spessore etico” che facendo da collante per l’intera società l’aiuti ad affrontare e risolvere le questioni che l’affliggono.
Il problema della “spesa” e della sicurezza dei lavoratori sono strettamente connessi l’uno all’altro ed entrambi attengono all’ontologia e alla dignità umana: lavorare senza poter usufruire appieno dei frutti del proprio lavoro o morire proprio mentre si compie il gesto che più accomuna l’uomo al Creatore è quanto di più squalificante l’umano possa esserci e certamente non è degno di un paese che si reputa civile.
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lunedì, 25 febbraio 2008

Le strane, ma non troppo, alchimie di Walter

alchimistaAbbiamo scherzato! E sì, sembra dire proprio questo Veltroni agli italiani dopo che per settimane aveva detto e ridetto che il suo PD, alle urne, si sarebbe presentato da solo tentando così di esprimere una vocazione maggioritaria. “La gente vuole semplificare, vuole chiarezza e io voglio dargliela” aveva detto e noi, forse ingenuamente, c’avevamo quasi creduto. Beh, forse è il caso di risvegliarsi da questo sogno perché la semplificazione, a parte l’inevitabile esclusione della estrema sinistra, è più nelle parole più che nei fatti, mentre la chiarezza della proposta politica risulta di là da venire. Anche se dalle ultime scelte di Veltroni qualcosa inizia a trasparire circa la connotazione che si intende dare al PD.
In tal senso se l’accordo con Di Pietro, come spiega il prof. Panebianco, “è giustificato dalla volontà di «coprirsi» rispetto agli umori antipolitici che circolano nell'opinione pubblica”, quello con Pannella e i Radicali evidenzia, proprio per il carico culturale che sottende, lo sforzo di voler definire un'identità che tuttora risulta fin troppo magmatica.
Se questo è l’obiettivo che Veltroni si è prefigurato imbarcando i radicali, forse anche erroneamente pensando che la Chiesa ormai guarda altrove, il contributo che essi apporteranno al PD sarà sicuramente nei termini descritti da Pasquino su L’Unità: “Chi vuole effettivamente un partito plurale che sia laico e che rappresenti una opinione pubblica che pensa che le tematiche etiche fanno concretamente parte di un esauriente dibattito elettorale […] non può che rallegrarsi che, con i Radicali, il confronto interno al Partito Democratico si arricchisca e che esista un contrappeso a posizioni teo-dem fino ad oggi persino troppo preminenti e premiate”.
Un contrappeso che diventa ogni giorno più evidente, basti pensare alla candidatura, come capolista al Senato, di Veronesi in Lombardia o alle strategie che i Radicali stanno mettendo a punto in Piemonte nella scelta dei candidati da proporre nelle liste del PD. Più in generale, Veltroni chi sceglierà fra la Binetti o la Bonino?
In tale contesto politico allora sarebbe quanto mai leale esporre agli elettori i programmi e i progetti ai quali si intende far riferimento. Invece su temi di vitale importanza per la società si sta facendo a gara per coprirli di ombre, reticenze e ambiguità. Eppure la storia di alcuni candidati è quanto mai esplicita ed è “impossibile ignorare ad esempio – come scrive Francesco D’Agostino su Avvenire - la visione libertaria (e non liberale, come viene spesso arbitrariamente presentata) di chi ha sempre militato nel Partito Radicale. È impossibile ignorare quale sia l’antropologia di Umberto Veronesi. […] Da visioni antropologiche 'riduzionistiche' (come quella radicale o come quella di Veronesi), derivano inevitabilmente ampie conseguenze sul piano delle scelte politiche, non solo per quel che concerne i temi che oggi vengono definiti 'eticamente sensibili' (dalla procreazione assistita all’eutanasia), ma anche per temi di ancor più ampio rilievo sociale, primi tra tutti quelli del matrimonio, della famiglia e delle adozioni”.
Forse è proprio per questi motivi che le scelte del segretario del PD vengono avvertite come un pugno nello stomaco dalla Chiesa italiana, il timore è che venga influenzata, “non tanto e non solo la definitiva stesura del programma elettorale, quanto e soprattutto le sue concrete declinazioni nelle sedi legislative".
Tutto questo purtroppo non è uno scherzo... e non fa ridere neanche un pò.
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lunedì, 25 febbraio 2008

ANCHE CON VELTRONI LA SINISTRA RIMANE UGUALE A SE STESSA

La settimana che ci siamo lasciati alle spalle si è caratterizzata per alcuni importanti fatti che sicuramente avranno ripercussioni di non poco conto anche in futuro: basti pensare alla dichiarazione di indipendenza del Kosovo o all’accordo elettorale raggiunto tra il Partito radicale e il PD. Anche altri eventi, non meno importanti di quelli appena citati, si sono svolti la settimana scorsa e uno di questi è sicuramente la polemica nata tra il prof. Luca Ricolfi e Romano Prodi.
A dar vita alla controversia tra i due è stato il presidente del Consiglio uscente che ha usato toni al limite dell’intimidazione mafiosa e sicuramente poco rispettosi nei confronti dell’editorialista de La Stampa. La colpa attribuita a questi è quella di aver snocciolato tutt’una serie di dati economici che hanno messo in seria discussione l’efficacia dell’azione di Prodi nei confronti del risanamento dei conti pubblici e della lotta all’evasione fiscale. “La cifra di (almeno) 20 miliardi recuperati” con la lotta all’evasione, infatti, oltre ad essere altamente controversa, sarebbe frutto di meri giochetti contabili tanto da essere messa “in dubbio da vari analisti e centri di studio indipendenti. Per il 2006 – scrive Ricolfi -, unico anno per il quale si dispone già di dati completi, non è nemmeno certo che esista un effetto-Visco (la mia miglior stima fornisce un recupero di evasione di appena 1,7 miliardi). Quel che in compenso è certo è che il governo Prodi ha sempre tenuto basse le previsioni sulle entrate fiscali, e proprio grazie a questo artificio contabile ha fatto emergere i vari «tesoretti»". «Tesoretti» che il Governo avrebbe potuto impegnare nella riduzione delle tasse, ma che ha preferito dissipare in mille rivoli di spesa clientelare come dimostrano il Dl 81 e il Dl 159 contenuti nella Finanziaria 2008.
A tali osservazioni Prodi ha risposto, sotto forma di lettera inviata al direttore del quotidiano torinese, scrivendo che la “stima del recupero di evasione per oltre 20 miliardi di euro è robusta ed ampiamente documentata dai documenti ufficiali presentati dal governo al Parlamento. A sostegno della credibilità della stima è l’andamento dell’elasticità delle entrate tributarie al Pil”.
Tale precisazione non convince Ricolfi, primo perché i “documenti ufficiali presentati dal Governo al Parlamento” non rappresentano “una fonte indipendente e poi perchè – avendo letto i documenti cui Prodi si riferisce – non posso non rilevare che essi non superano i normali test di un rapporto scientifico, primo fra tutti la completa riproducibilità dei passaggi che generano i risultati”. In merito all’“andamento dell’elasticità delle entrate tributarie rispetto al Pil”, scrive ancora Ricolfi sulla rivista Polena, si tratta di un “argomento più curioso che convincente” poichè “la crescita dell’elasticità del gettito, di per sé, non prova assolutamente nulla, perché può essere dovuta ai motivi più disparati: al buon andamento dell’economia, all’aumento delle tasse (anche a parità di aliquote, per semplice “manutenzione” della base imponibile), perché il governo vara misure una tantum. […] Non ci vuole molta fantasia, invece, a immaginare perché l’elasticità potesse situarsi al di sotto dell’unità nel periodo 2001-2005: l’economia andava male e – forse Prodi lo ha dimenticato – Berlusconi riduceva le aliquote. Considerazioni analoghe valgono per i dati di Prodi sull’elasticità del gettito dell’Iva da scambi interni rispetto ai consumi”.
Le precisazioni di Prodi, dunque, non hanno affatto sortito l’effetto sperato, anzi hanno ancor di più convinto il prof. Ricolfi, e con esso i lettori de La Stampa, della bontà del punto centrale della sua analisi: “Il governo Prodi ha perso un'occasione d'oro per correggere in modo apprezzabile i conti pubblici, e lascia un'eredità difficile al governo che verrà.
Lo scontro tra i due professori, comunque, indica chiaramente come a sinistra, anche con Veltroni, la cultura rimane quella di sempre: “Chiusa anche quando predica il dialogo, arrogante anche quando è gentile, resistente ai fatti anche quando è colta”.
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lunedì, 18 febbraio 2008

Dal passato la credibilità di un leader

Uno degli editorialisti italiani più in gamba e preparati è sicuramente Luca Ricolfi: molto ben documentato e preciso nei giudizi e nei dati che fornisce.

Nel suo ultimo editoriale pubblicato su La Stampa, a esempio, che ha per titolo "Elezioni e promesse dei leader", egli indica un criterio abbastanza semplice per la scelta che ognuno di noi dovrà fare alle prossime elezioni: "C'è una cosa che può aiutarci a capire se un programma è credibile oppure non lo è: la sincerità con cui ci racconta il nostro passato e il nostro presente".

Partendo da questo assunto Ricolfi (che ricordo essere uomo e elettore di sinistra) nel proseguio del suo articolo riesce a dedicare solo 9 righe a Berlusconi e ben 31 a Veltroni. E proprio riferendosi a quest'ultimo e al programma del PD - che prevede la riduzione delle tasse e l'aumento dei salari grazie alla lotta vittoriosa che "il governo Prodi ha condotto contro l’evasione fiscale (almeno 20 miliardi di gettito recuperati, secondo il governo uscente)" - Ricolfi scrive: "Peccato che questa ricostruzione del nostro passato recente non sia compatibile con quel che si sa dell’andamento dell’economia negli ultimi due anni. Vediamo perché. Lotta all’evasione. La cifra di (almeno) 20 miliardi recuperati è altamente controversa, ed è stata messa in dubbio da vari analisti e centri di studio indipendenti. Per il 2006, unico anno per il quale si dispone già di dati completi, non è nemmeno certo che esista un effetto-Visco (la mia miglior stima fornisce un recupero di evasione di appena 1,7 miliardi). Quel che in compenso è certo è che il governo Prodi ha sempre tenuto basse le previsioni sulle entrate fiscali, e proprio grazie a questo artificio contabile ha fatto emergere i vari «tesoretti»".

Sull'uso dell’extragettito e sull'attuale situazione in cui si ritrova il nostro paese si rimanda alla completa lettura dell'articolo di Ricolfi, qui basti sottolineare che più chiaro di così, rispetto alle prossime elezioni, l'editorialista de La Stampa non poteva essere, anche perchè dopo c'è solo l'esplicita indicazione di voto. "Il governo Prodi, infatti, consegna all’Italia una situazione nella quale non c’è più alcun extragettito da spendere e, se anche qualche risorsa dovesse mai spuntar fuori, verrebbe immediatamente bruciata per coprire i 7-8 miliardi di spese non messi a bilancio dalla Finanziaria 2008. Capisco che Veltroni sia così gentile da non voler vedere questa triste eredità, ma se si vuol essere nuovi bisogna esserlo anche sulle cose che contano: non basta mettere i giovani in lista, occorre anche cominciare a dire la verità".

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lunedì, 28 gennaio 2008

IL VERO PROBLEMA DEL NOSTRO PAESE

La realtà è testarda e così, forse nell’intento di ammonire la gente di dura cervice, dieci anni dopo il copione si ripete ed esattamente come allora il Paese tira un sospiro di sollievo. Protagonista, ancora una volta, è quel Prodi che, tra il ’96 e il ’98, non esitò un attimo a mettere economicamente in ginocchio il paese, quando si trattò di farlo entrare nell’area euro, e che oggi, con la caparbietà che lo contraddistingue, lo ha voluto letteralmente soffocare con uno spropositato e insostenibile aumento delle tasse.
Venti mesi (sembra incapace ad andare oltre il professore), dall’aprile 2006 ad oggi, di totale caos politico e sociale che ha visto il più affollato governo (ben 102 tra ministri e sottosegretari) raggiungere il minimo storico di consensi presso l’opinione pubblica, tanto da divenire, a destra così come a sinistra, il più contestato che la storia repubblicana ricordi. Un governo che è entrato in contrasto con il Paese su tutto, dalle questioni eticamente sensibili a quelle economiche, facendo sì che si raggiungessero livelli di scontro come mai prima si erano registrati e causando il moltiplicarsi di episodi d’intolleranza. L’esplodere dell’emergenza rifiuti in Campania, poi, ha definitivamente assestato un duro colpo alla credibilità e all’immagine dell’Italia nel mondo, tant’è che l’autorevole Financial Times pochi giorni fa ha scritto che “l’Italia ha la peggiore classe politica”.
Le cause di tale disastro, coma ha ben evidenziato Il Foglio, sono la risultanza dell’incapacità di governo evidenziata da Prodi alla cui base c’è un’azione di logoramento che negando la sostanza dei problemi punta a farli marcire in una indistinta marmellata presentata come soluzione tecnica.
Quella che si è aperta la scorsa settimana è una crisi politica molto delicata, ma il problema dell’Italia non è esclusivamente la legge elettorale, come vogliono farci credere: il problema del nostro Paese, nel particolare momento storico che stiamo vivendo, si chiama “emergenza educativa”: un potere che cessa di diventare servizio, risposta ai problemi e ai bisogni della gente diventa inevitabilmente un potere autoreferenziale e come tutti i poteri autoreferenziali si pone solo ed esclusivamente il problema della propria sopravvivenza facendo divenire scopo ultimo dell’agire di chi si impegna in politica il proprio tornaconto e prestigio personale.
Non abbiamo bisogno di questo tipo di politica, vogliamo persone che sappiano farsi carico dei problemi e che sappiano aiutare tutti noi a sviluppare e a far produrre, in modo libero e secondo il singolo temperamento, i talenti di cui disponiamo.
Questo chiediamo al prossimo Governo: speriamo solo che finalmente sappia realizzarlo!
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Appello al pres. della Rai

Dal momento che la sua televisione degrada l'ammnistrazione della giustizia penale ad uso demagogigo e politico; vista la tendenza ad eseguire processi sommari, anche in assenza dell'imputato; constatata una evidente e sistematica propensione allo scandalismo diffamatorio in funzione degli ascolti

i sottoscritti firmatari chiedono che il giornalista Michele Santoro sia immediatamente rispedito a Strasburgo, e oltre.

Giuliano Ferrara, Andrea Marcenaro, Annalena Benini, Nicoletta Tiliacos, Stefano Di Michele, Ubaldo Casotto, Daniele Bellasio, Luigi De Biase, Claudio Cerasa, Giorgio Dell'Arti, Christian Rocca, Maurizio Crippa, Cristina Giudici, Sandro Fusina, Carlo Rossella, Lanfranco Pace

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