giovedì, 08 maggio 2008

Per l'uomo la fede è il dono più grande

Il nuovo libro di Magdi Cristiano Allam – edito da Mondadori (pag. 204, €18) e in uscita nelle librerie il prossimo 9 maggio – ha un titolo insolito per i tempi in cui viviamo: «Grazie Gesù. La mia conversione dall'islam al cattolicesimo». Un titolo davvero inconsueto per un libro se si pensa che uno dei cardini fondamentali del pensiero politically correct impone una sorta di rinuncia della propria identità. Rinuncia giustificata dalla volontà di non urtare la sensibilità di coloro che professano una religione diversa da quella cattolica, ma che il più delle volte si traduce in una regola applicata a senso unico, ovviamente a discapito dei cattolici, ai quali viene richiesta una sorta di abiura delle proprie radici cristiane in nome di uno strano concetto di tolleranza religiosa che spesso, nell’accezione comune, è da intendersi come sinonimo di indifferenza.
«Grazie Gesù» verrà presentato al grande pubblico dal prestigioso palco della Fiera del libro di Torino, domenica 11 maggio alle 15.30, presso la Sala dei 500. Nel sito web www.magdiallam.it, oltre ad essere riportati ampi stralci del primo capitolo, «Il mio battesimo», l’autore del libro spiega che aver ricevuto “il dono della fede cristiana nella ricorrenza della Risurrezione di Cristo per mano del Santo Padre è un privilegio ineguagliabile e un bene inestimabile” e che quello del battesimo è “stato il giorno più bello della mia vita”. Un giorno “unico e indimenticabile, che segna una svolta radicale e definitiva rispetto al passato”, poiché nella “notte del 22 marzo 2008, ricorrenza della Veglia Pasquale, durante la solenne liturgia celebrata nella magnificenza della Basilica di San Pietro, culla della cattolicità, sono rinato in Cristo”.
Con la sua testimonianza Magdi Cristiano Allam centra la questione eminente di tutto il problema cristiano che altro non è che l’accadere, anche per i laici, della creatura nuova di cui parla san Paolo. Cos’è infatti il cristianesimo se non l’avvenimento di un uomo nuovo che per sua natura diventa un protagonista nuovo sulla scena del mondo? E così se da un lato per Allam ““Grazie Gesù” è indubbiamente il libro autobiografico più significativo”, rappresentando “il punto di approdo di un lunghissimo percorso esistenziale e spirituale”, dall’altro è anche il punto di partenza di chi ha imparato e si è “convinto che la testimonianza della propria fede sia l’impegno più rilevante a cui siamo chiamati” per tutta la vita.
Chi vive l’esperienza della conversione al cristianesimo, certamente, sa che ci vuole “del tempo affinché questa adesione alla fede in Gesù sia sempre più piena e partecipe”, sa anche che all’inizio ci si sente “come un bambino che sta sperimentando i primi passi della sua nuova vita cristiana. Incontrando Cristo è inevitabile che ci si spogli dell’uomo vecchio per rivestirsi di quello nuovo, si tratta di una dinamica che, tra le altre cose, genera tanta “voglia di camminare e di correre da cristiano”.
Saranno in tanti a condividere il cammino di Magdi Cristiano Allam e tanti saranno coloro che, assieme a lui, continueranno a manifestare la propria gratitudine al Figlio di Dio pronunciando le parole “Grazie Gesù": per l’uomo, per ogni uomo, la fede è il dono più grande e bello che possa ricevere.
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martedì, 06 maggio 2008

«Grazie Gesù. La mia conversione dall'islam al cattolicesimo»

Magdi AllamDopo il battesimo un nuovo libro. La nuova fatica letteraria di Magdi Cristiano Allam, che ha per titolo «Grazie Gesù. La mia conversione dall'islam al cattolicesimo» (Mondadori, pagine 204, €18), sarà presente in tutte le librerie a partire dal prossimo 9 maggio. Il libro verrà presentato in anteprima alla Fiera del libro di Torino domenica 11 maggio, nella Sala dei 500, alle 15.30.

Di questa importante novità editoriale trovate notizia sul Corriere della Sera e nel sito web di Allam, dove potete leggere il primo capitolo del libro intitolato «Il mio battesimo».

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mercoledì, 18 luglio 2007

Un sorpasso spericolato può essere occasione non solo di «peccato», ma anche di tragedie

Il sorpassoSembra ormai diventata una consuetudine nel nostro paese quella di deridere, o addirittura denigrare, alcune delle iniziative promosse dal Vaticano. Come se, a prescindere da tutto, dalla Chiesa non possa provenire nulla di buono per la società, nonostante nel corso nei secoli è proprio grazie al suo determinante contribuito se si è forgiata e costruita l’identità della civiltà occidentale nella quale tutti noi oggi ci beiamo di vivere.
Prediamo ad esempio il caso del “Documento pontificio sugli orientamenti per la pastorale della strada”: i vari commentatori hanno sparso il loro sarcasmo su quotidiani, riviste e trasmissioni con molta generosità. Come però spesso accade in queste circostanze, alla fine si è costretti a constatare come la Chiesa, nonostante lo scherno dei suoi oppositori, risulti sempre un passo avanti rispetto al resto del mondo, finendo quasi sempre per avere ragione. Che sia così, anche in materia di responsabilità nella guida, è dimostrato dai numerosi incidenti stradali che nelle ultime ore hanno insanguinato le strade del nostro paese. Incidenti causati, è bene ribadirlo, dall’incoscienza e dall’inciviltà di chi si mette al volante di un auto pur non essendo nelle condizioni adeguate per farlo. Dinnanzi al fiume di sangue che scorre nelle nostre strade, ecco allora emergere ancora una volta il buon senso della Chiesa la quale, nel citato documento, per evitare che si verifichino tali incresciosi e dolorosi episodi, ai guidatori propone un articolato decalogo per l’etica al volante. Con tale decalogo si suggeriscono comportamenti responsabili che possano contribuire, se non altro, a far diminuire sensibilmente il numero di 1.200.000 morti - che ogni anno incrementa il bollettino di guerra combattuta nelle nostre strade - che francamente è diventato inaccettabile per un paese che si dice civile.
Nonostante il documento sia complesso ed articolato, nondimeno l’attenzione dei più è finita per concentrarsi sui punti 59 e 60. In tali punti ai guidatori non solo viene precisato come il “ricorso ai nostri Intercessori celesti non deve far dimenticare l’ importanza del segno della croce, fatto prima di iniziare un viaggio”, segno che “ci affida a Gesù Cristo” e che “illumina la mente e concede, a chi Lo invoca, il dono della prudenza per giungere alla meta”, ma viene anche sottolineato il valore, “durante il viaggio”, della preghiera “anche vocale, alternandosi specialmente, nella recitazione, con chi ci accompagna, come per la recita del Rosario che, per il suo ritmo e la sua dolce ripetizione, non distrae il conducente”.
Ora, chi è dotato di buon senso, dinnanzi alle recenti tragedie, non può non riconoscere il profondo valore dei suggerimenti contenuti nel documento pontificio. Suggerimenti che tutti noi, anziché deridere, faremmo bene a prendere in seria considerazione rilanciandoli e favorendo la nascita di nuove idee che possano contribuire alla diminuzione degli incidenti stradali. Perché se da un lato sono estremamente importanti i controlli della polizia (che da noi in Italia sono più che ridicoli: 200mila l'anno, contro gli 8 milioni della Francia ad esempio), la giusta punizione carceraria per chi provoca incidenti mortali e la messa in sicurezza delle strade, altrettanto importante risulta l’educazione di ogni singolo cittadino. Un’educazione che abbia come primo punto la realizzazione del comandamento «non uccidere»: perché se un sorpasso spericolato può essere occasione di «peccato», esso può anche diventare fonte di inutili quanto dolorose tragedie.
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venerdì, 23 marzo 2007

Lo strappo del card. Martini è reale? Il grande inganno della stampa

Nei giorni scorsi l’arcivescovo emerito di Milano, il cardinale Carlo Maria Martini, è tornato a far parlare di sé. L’occasione gli è stata fornita dal pellegrinaggio che 1.300 fedeli della diocesi di Milano hanno compiuto a Gerusalemme per festeggiare l’80° compleanno che egli ha compiuto il mese scorso. Alcune frasi che il cardinale ha pronunciato durante l’omelia della messa, celebrata nella chiesa di Santa Caterina, hanno scatenato la fantasia della stampa italiana e  quotidiani come “La Repubblica” e il “Corriere della Sera”, per riassumere i pensieri che egli ha espresso, hanno usato i seguenti titoli: “La Chiesa non dia ordini serve il dialogo laici-cattolici” e “Martini e lo strappo sui Dico: la Chiesa non comandi dall’alto”. Titoli forti che - come vedremo - non rispecchiano affatto il discorso dell'ex arcivescovo di Milano.
Intendiamoci, il card. Martini non si è mai distinto per eccessivo papismo e la sua – come ha evidenziato “Il Foglio” - spesso è una “retorica stucchevole”, ma altrettanto stucchevole ormai è divenuto lo schema preconcetto secondo il quale ogni frase pronunciata dal porporato è da catalogarsi come una contrapposizione al magistero papale. E se è vero che alcune uscite di Martini sono state infelici - si pensi all'intervista dello scorso anno pubblicata dall'Espresso che l'ottimo vaticanista Sandro Magister giudicò come “il primo grande atto di opposizione a questo pontificato, ai livelli alti della Chiesa” -, altrettanto vero è che tutto ciò che egli esprime non si può certo identificare sempre e comunque come una disubbidienza al Papa. Questo, almeno, non si può dire delle parole che il cardinale ha rivolto ai fedeli milanesi. Parole con le quali egli, traendo spunto da un passo della lettera di san Paolo a Tito, ha voluto sottolineare l'assoluta laicità del messaggio cristiano nel quale ogni uomo può riconoscersi.
Artatamente i media, invece, hanno voluto ridurre tutto il discorso del cardinale ad un'unica frase e cioè a quella in cui egli, riferendosi alla situazione della Chiesa italiana, per essa auspica che sappia «dire delle cose che la gente capisce, di cui sente la rilevanza. Che non rimangano come un comando dall'alto che bisogna accettare, ma siano avvertite come qualcosa che ha una ragione che la sorregge». Parole queste che rendono evidente la manipolazione compiuta dalla stampa e commentatori attenti come Sandro Magister non hanno potuto fare a meno di registrare che dinnanzi ad essa "c’è da restare trasecolati. Intanto, perchè i giornalisti non hanno chiesto a Martini proprio niente riguardo ai Dico" e poi perchè "le parole del cardinale non convalidano affatto le interpretazioni date l’indomani dai due giornali citati".
Stando così le cose, allora, si può veramente parlare di strappo del card. Martini rispetto al magistero papale e ai cosiddetti «principi non negoziabili»?
Leggendo i commenti di Antonio Socci e del vescovo emerito di Como, mons. Alessandro Maggiolini, sembrerebbe proprio di sì. Per lo scrittore cattolico Vittorio Messori, invece, parlare di scontro tra Martini e il Santo Padre è quanto mai fuori luogo e inopportuno.
Allora qual è la verità di tutta questa faccenda?
La descrive bene Antonio Socci quando, richiamando un articolo del già citato Magister, scrive: “Durante il pontificato di Giovanni Paolo II, il cardinale Martini è stato universalmente considerato come il più autorevole esponente dell’opposizione ‘progressista’. E il medesimo giudizio continua a circolare, su di lui, anche in rapporto al papa attuale”. Questo, però, più che un giudizio sembra essere diventato un vero e proprio pregiudizio funzionale solo alla strategia della stampa laica che, colpita dalla inaspettata unità espressa dalla Chiesa attorno all'autorità del Papa, sta tentando con ogni mezzo di mettere in risalto ogni minima divisione presente in seno ad essa. Si tratta di una strategia che sino ad oggi non ha dato i risultati sperati e se ci mettessimo a contare sulle dita di una mano tutti i possibili dissenzienti, avremmo comunque delle dita che avanzerebbero.
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mercoledì, 28 febbraio 2007

Corse loro dietro e con le lacrime agli occhi li implorò di far ritorno

Prodi papaQuesta sera, tra le 20.30 e le 21.00, i senatori della Repubblica italiana decideranno del destino di Prodi. Le previsioni dicono che il voto si concluderà con un esito positivo per Romano, ma non certo per gli italiani. Ovviamente i numeri e l’imprevedibile susseguirsi delle vicende politiche degli ultimi giorni non lasciano spazio a certezze e se poi di mezzo ci si mette anche il soprannaturale, allora è proprio impossibile venire a capo di tale faccenda. Alcuni osservatori, come Luca Ricolfi ad esempio, dietro la crisi governativa hanno addirittura intravisto l’azione del trascendente: “se qualcuno dubitasse che a disarcionarli siano stati proprio gli dei, - scrive Ricolfirifletta sul giorno in cui i quattro senatori fatali hanno attuato i disegni del destino: era il giorno 281, lo stesso numero che si legge in calce all’ultima pagina del programma dell’Unione”. Rimanendo in tema di trascendenza, forse non tutti sanno che oggi - proprio oggi che il Senato dovrà nuovamente decidere sulla sorte dell’Unione - è la festa di san Romano abate di Condat. Di lui, nella Vita Patrum Jurensium scritta da un suo seguace, si legge che non contento della pur rigida regola che vigeva nel suo monastero, l’abbazia di Ainay presso Lione, col permesso dell'abate, munito di un testo della Sacra Scrittura e con gli attrezzi da lavoro sulle spalle, decise di inoltrarsi tra le inesplorate montagne del Giura. Se ne persero le tracce, ma ciò non impedì che qualche anno dopo suo fratello Lupicino, rimasto vedovo, ne scoprisse il romitaggio e si aggregasse a lui, attirando dietro di sé altri uomini. Romano e Lupicino fecero spazio ai nuovi venuti, erigendo un primo grande monastero a Condat e un secondo a Leuconne. Poi li raggiunse anche una loro sorella, per la quale eressero un terzo monastero, poco lontano, in località detta La Beaume. I due fratelli condividevano in perfetta armonia il governo delle nuove comunità. I loro temperamenti, diametralmente opposti, si completavano a vicenda: Romano era uno spirito tollerante, incline alla comprensione e alla magnanimità; Lupicino era austero, intransigente con la regola, della quale pretendeva l'assoluta osservanza. Così, dopo un raccolto eccezionale, avendo i monaci scordato le rigide norme dell'astinenza, Lupicino fece gettare le provviste nel torrente e ordinò che a mensa venisse servita soltanto una minestra d'orzo. Dodici monaci non ressero a tanta austerità e abbandonarono il convento: fu Romano a correr loro dietro e ad implorarli con le lacrime agli occhi di far ritorno all'ovile. L’esistenza terrena di san Romano abate si concluse nel 463 a Condat. Con ogni probabilità se il “cattolico adulto” fosse venuto a conoscenza di tale storia, notando la similitudine che essa ha con la sua esistenza, non è escluso che avrebbe tentato di tutto pur di rinviare il voto di stasera. Ma ormai è troppo tardi per farlo.

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martedì, 27 febbraio 2007

"Attenti all'anticristo!"

di G. Biffi

Il Santo Padre, dopo averci donato un'importantissima riflessione su "La coscienza cristiana a sostegno del diritto alla vita", ieri con tutta la curia ha iniziato il ritiro spirituale in preparazione della Pasqua. Il predicatore di questi Esercizi spirituali è il card. Giacomo Biffi , arcivescovo emerito di Bologna. Il tema proposto sarà: "Cercate le cose di lassù". Pare che nel pomeriggio di martedì 27 febbraio il cardinale Biffi riserverà ai suoi ascoltatori un fuori programma, su un tema a lui molto caro: "L'ammonimento profetico di Vladimir S. Solovev". Secondo il card. Biffi, infatti, quel grande pensatore russo, nel libro "Il racconto dell'Anticristo" scritto poco prima della morte nel 1900, "preannunziò con antiveggente lucidità la grande crisi che ha colpito il cristianesimo negli ultimi decenni del Novecento".
 
Del card. Biffi esiste un testo, oggi pressochè introvabile, che ha per titolo: "Attenti all'anticristo!". Si tratta di una conferenza tenuta alcuni anni or sono dal card. che vale veramente la pena leggere. Chi ha piacere ad averla invii una richiesta al mio indirizzo di posta.
 
Per saperne di più su Solovëv e l'Anticristo:
TRA BELLEZZA E ANTICRISTO
 
Per saperne di più sul Card. Biffi:
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categoria: religione

lunedì, 13 febbraio 2006

VIGNETTE, L'OMBRA DEL DISEGNO POLITICO

Le violenze degli islamici contro l'Occidente nascondono una precisa strategia

di Mario Mauro

L'escalation di violenza innescata nel mondo arabo, dopo la ripubblicazione delle vignette satiriche sul profeta Maometto, cela dietro a sè un intento politico che ricorre ad un uso strumentale della religione e che poco ha a che vedere con lo scontro di civiltà tra occidente ed Islam. Non deve sfuggire infatti che le vignette erano state pubblicate già a settembre da una rivista danese e successivamente ripubblicate a gennaio. Sono passati sei mesi dalla prima pubblicazione. Dobbiamo domandarci perchè il mondo musulmano reagisce solo ora. Assodato che le caricature del profeta fossero in qualche modo offensive del buonsenso e della libertà religiosa, ritengo siano state pretesto per più profonde ragioni politiche.
Le reazioni alle vignette si sono scatenate dopo le elezioni in Palestina e dopo la vittoria di Hamas, quando l'Unione Europea ha detto che gli aiuti all'ANP sarebbero stati subordinati alla cessazione delle violenze di Hamas e al riconoscimento dello stato d?Israele. In questo contesto è stata molto apprezzabile, a livello europeo, la reazione della cancelliera Angela Merkel che ha suggerito e stimolato una presa di posizione collettiva ed unanime dei venticinque stati UE. E proprio una reazione europea in senso stretto è ciò che è mancato completamente, anche a causa di un esecutivo europeo che brilla per grande fragilità. Una Commissione europea debole e un alto rappresentate per la Politica estera comune, Javier Solana, che malgrado l'impegno non gode di grande considerazione.
I paesi arabi che hanno finora reagito in modo violento alla pubblicazione delle vignette e all'atteggiamento irremovibile dei paesi scandinavi hanno interesse a sostenere i gruppi fondamentalisti o a spostare l'attenzione europea dalle proprie politiche. L'Iran, nel mirino dell'Ue per il nucleare, fornisce un esempio lampante di questa strategia.
La vicenda delle vignette va ad intrecciarsi drammaticamente con la morte di Don Andrea, il cui assassino ha detto di essere stato "sconvolto" dalle caricature raffiguranti il Profeta Maometto. Proprio perchè considero che la libertà di parola, di pensiero di espressione del proprio credo religioso non siano sinonimo di libertà di offendere la religione altrui, considero l?uccisione di don Andrea Santoro l'ennesimo dato oggettivo di come essere e vivere da cristiani sia oggi scandalo per chi cristiano non e' e vergogna per chi non ha piu' interesse ad esserlo.
Viviamo in una Europa che assiste immobile al sacrificio dei suoi figli. Non più di due settimane fa in una conferenza stampa a Strasburgo avevo avuto modo di ricordare la drammatica condizione di persecuzione dei cristiani nel mondo, fatti oggetto di tutte le violenze e le strumentalizzazioni possibili. Per questi motivi già alla sessione plenaria prevista a Strasburgo la settimana prossima, verrà votata una risoluzione d'urgenza sull?uccisione di Don Andrea Santoro, messa a punto da Forza Italia. Si tratterà di una condanna ferma degli atti di violenza e di un incoraggiamento a seguire una politica estera veramente comune.
Dobbiamo denunciare un'Europa che si vergogna dei propri figli, parte di una fede grande e nobile, e mi auguro che il sacrificio di Don Andrea serva a destare nel cuore di chi ha responsabilità politiche la forza e il coraggio di decisioni non rinviabili. Porterò ovunque e a qualsiasi livello il grido di coloro che soffrono per la propria fede e l'esigenza della libertà religiosa, unica grande garanzia di tutte le libertà. Difendere la libertà religiosa significa difendere un diritto fondamentale di ogni essere umano, la base per qualsiasi costruzione di pace e di convivenza.

© L'Avanti, 9 febbraio 2006

giovedì, 19 gennaio 2006

CRISTIANI ED EBREI SARANNO UNA COSA SOLA

exhumation L’aberrante follia antisemita di Mahmoud Ahmadinejad nel mondo sembra godere ottima compagnia. Nell’edizione di qualche giorno fa del Foglio si potevano leggere alcuni casi d’intolleranza riguardanti la Russia, dove un giovanotto è divenuto celebre perché con un coltello si è recato in una sinagoga per uccidere ebrei, la Svezia, il cui ministro delle Finanza ha pubblicamente dichiarato di voler boicottare i prodotti israeliani messi in vendita nel suo paese, e il solito Venezuela, dove la stretta amicizia tra Chavez e il presidente dell’Iran ha allarmato gli intellettuali venezuelani i quali in un comunicato hanno denunciato il rischio antisemitismo in cui si sta incanalando il loro paese.

Sul tema è intervenuto, per la seconda volta in pochi mesi, anche il Santo Padre. Rivolgendosi a Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, il Papa ha confermato la vicinanza e l’amicizia della Chiesa cattolica al popolo ebreo ed ha ribadito che noi cristiani, “insieme con voi, abbiamo la responsabilità di cooperare al bene di tutti i popoli, nella giustizia e nella pace, nella verità e nella libertà, nella santità e nell’amore. Alla luce di questa comune missione non possiamo non denunciare e combattere con decisione l’odio e le incomprensioni, le ingiustizie e le violenze che continuano a seminare preoccupazioni nell’animo degli uomini e delle donne di buona volontà. In tale contesto, come non essere addolorati e preoccupati per le rinnovate manifestazioni di antisemitismo che talora si registrano?”. E così dinnanzi alle sfide e alle urgenze che il mondo pone ai popoli ha esortato gli ebrei e i cristiani “ad unire le nostre mani e i nostri cuori in concrete iniziative di solidarietà, di tzedek (giustizia) e di tzedekah (carità)”.

Se i tragici giorni che stiamo vivendo non sono l’inizio della fine del mondo, allora sono il realizzarsi della profezia di don Giussani: «Io credo che, se non ci sarà prima la fine del mondo, cristiani ed ebrei possano essere una sola cosa nel giro di 60-70 anni».

Aggiornamento: sul tema del rapporto tra cristiani ed ebrei un'interessante lettura la propone Sebastiano Mallia nel suo blog Labre: "L'attesa che unisce (e che divide)".

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giovedì, 15 dicembre 2005

IRAK E CINA: TRA LIBERTA’ E (S)OPPRESSIONE

Una donna irachena ha votato. E' vittoria!!! (Foto Reuters)Mentre oggi in Iraq milioni di iracheni lottano per conquistare la libertà (l'alta affluenza alle urne ha richiesto la chiusura posticipata dei seggi)e togliersi di dosso l’asfissiante giogo terrorista, in Cina si continua a lottare contro ogni forma di libertà, religiosa compresa. Si legge su AsiaNews che nella città di Xian “un gruppo di "teppisti" la sera del 23 novembre hanno picchiato a sangue 16 suore della congregazione delle Francescane missionarie del Sacro Cuore”, mentre erano intente ad “impedire la demolizione di una scuola che appartiene alla diocesi e che il governo della città ha venduto ad un’azienda”. Sulle violenze operate contro le religiose, attualmente ricoverate in ospedale (una di loro ha perso la vista e un’altra è in gravi condizioni), il governo ha imposto il blackout di notizie, le quali sono comunque filtrate grazie ad alcuni siti cattolici cinesi.
Una cortina del silenzio quella operata dal governo cinese che Filippo Facci, in un articolo Una delle suore cinesi mentre viene picchiatapubblicato domenica scorsa su “Il Giornale”, ha così commentato: «Non è eccezionale che lo scorso 29 novembre, nella Cina centrale, sedici suore francescane sono state pestate a sangue con pugni e bastoni: è eccezionale che lo siamo venuti a sapere. E se abbiamo saputo che una di queste monache è in fin di vita, e che un’altra è rimasta accecata, significa solo che l’apparato censorio del Partito ha commesso degli errori». Errori che adesso pare si verifichino con più frequenza, ma che in passato il Partito Comunista è riuscito ad evitare in modo egregio. Per ben 55 anni, infatti, è riuscito, in modo quasi perfetto, a nascondere l’esistenza dei laogai, i maledetti lager cinesi descritti da Harry Wu, che in essi vi ha trascorso 19 anni come prigioniero, come dei luoghi infernali. Campi di concentramento dove per «per definirti – racconta Wu - usano la parola prodotto, e il primo prodotto sei tu, quello che devi diventare: un nuovo socialista. Il secondo è un prodotto vero e proprio, tipo scarpe, vestiti, spezie, tessuti, qualsiasi cosa. Ogni laogai ha due nomi: quello del centro di detenzione e quello della fabbrica». In quell’inferno non si poteva né «pregare né sostenere d’essere una persona. In un laogai non ci sono eroi che possano sopravvivere: a meno di suicidarti o farti torturare a morte. Scariche elettriche. Pestaggi manuali o con i manganelli. L'utilizzo doloroso di manette ai polsi e alle caviglie. La sospensione per le braccia. La privazione del cibo e del sonno. Questo ho visto, e così è stato per preti, vescovi cattolici, monaci tibetani».
Troveranno mai la forza i vari Severino, Rusconi, Giorello, sempre pronti a rinfacciare al Papa di volere instaurare in Italia uno stato teocratico, di condannare le palesi violazione dei diritti umani che avvengono in Cina?

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categoria: comunismo, chiesa, cina, religione, diritti, informazione, ideologia, libertà religiosa

venerdì, 18 novembre 2005

NEL NOME DELLA SINISTRA TI ASSOLVO

AssoluzioneDinnanzi a certe questioni quella della Chiesa non è poi un’ingerenza così grave. Anzi, può addirittura accadere che certe intromissioni, quando corrispondono al proprio pensiero, siano molto meno pesanti di quando, invece, vanno in direzione opposta.

Prendiamo atto, quindi, anche se ancora c’è chi continua a chiedersi se l’ultima uscita dei vescovi italiani sia o meno un ingerenza, che la Chiesa dopo lunghi mesi di continui “cedimenti peccaminosi” (non dimentichiamo le posizioni assunte in materia di fecondazione assistita, aborto, coppie gay tanto per citarne alcune), nel nome della sinistra è stata assolta.

Ma la Chiesa si è mai veramente posta in un atteggiamento di muro contro muro con la politica, addirittura andando oltre i propri limiti e avendo Lei la pretesa di dettare l’agenda politica al Parlamento?

La risposta è complessa perchè più che di posizione oltranzista si è trattato di resistenza, con la Chiesa che ha posto la sua influenza (sulle coscienze) al servizio della tenuta morale e civile del Paese.

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Appello al pres. della Rai

Dal momento che la sua televisione degrada l'ammnistrazione della giustizia penale ad uso demagogigo e politico; vista la tendenza ad eseguire processi sommari, anche in assenza dell'imputato; constatata una evidente e sistematica propensione allo scandalismo diffamatorio in funzione degli ascolti

i sottoscritti firmatari chiedono che il giornalista Michele Santoro sia immediatamente rispedito a Strasburgo, e oltre.

Giuliano Ferrara, Andrea Marcenaro, Annalena Benini, Nicoletta Tiliacos, Stefano Di Michele, Ubaldo Casotto, Daniele Bellasio, Luigi De Biase, Claudio Cerasa, Giorgio Dell'Arti, Christian Rocca, Maurizio Crippa, Cristina Giudici, Sandro Fusina, Carlo Rossella, Lanfranco Pace