Dopo il battesimo un nuovo libro. La nuova fatica letteraria di Magdi Cristiano Allam, che ha per titolo «Grazie Gesù. La mia conversione dall'islam al cattolicesimo» (Mondadori, pagine 204, €18), sarà presente in tutte le librerie a partire dal prossimo 9 maggio. Il libro verrà presentato in anteprima alla Fiera del libro di Torino domenica 11 maggio, nella Sala dei 500, alle 15.30.
Di questa importante novità editoriale trovate notizia sul Corriere della Sera e nel sito web di Allam, dove potete leggere il primo capitolo del libro intitolato «Il mio battesimo».
Sembra ormai diventata una consuetudine nel nostro paese quella di deridere, o addirittura denigrare, alcune delle iniziative promosse dal Vaticano. Come se, a prescindere da tutto, dalla Chiesa non possa provenire nulla di buono per la società, nonostante nel corso nei secoli è proprio grazie al suo determinante contribuito se si è forgiata e costruita l’identità della civiltà occidentale nella quale tutti noi oggi ci beiamo di vivere.
Questa sera, tra le 20.30 e le 21.00, i senatori della Repubblica italiana decideranno del destino di Prodi. Le previsioni dicono che il voto si concluderà con un esito positivo per Romano, ma non certo per gli italiani. Ovviamente i numeri e l’imprevedibile susseguirsi delle vicende politiche degli ultimi giorni non lasciano spazio a certezze e se poi di mezzo ci si mette anche il soprannaturale, allora è proprio impossibile venire a capo di tale faccenda. Alcuni osservatori, come Luca Ricolfi ad esempio, dietro la crisi governativa hanno addirittura intravisto l’azione del trascendente: “se qualcuno dubitasse che a disarcionarli siano stati proprio gli dei, - scrive Ricolfi - rifletta sul giorno in cui i quattro senatori fatali hanno attuato i disegni del destino: era il giorno 281, lo stesso numero che si legge in calce all’ultima pagina del programma dell’Unione”. Rimanendo in tema di trascendenza, forse non tutti sanno che oggi - proprio oggi che il Senato dovrà nuovamente decidere sulla sorte dell’Unione - è la festa di san Romano abate di Condat. Di lui, nella Vita Patrum Jurensium scritta da un suo seguace, si legge che non contento della pur rigida regola che vigeva nel suo monastero, l’abbazia di Ainay presso Lione, col permesso dell'abate, munito di un testo della Sacra Scrittura e con gli attrezzi da lavoro sulle spalle, decise di inoltrarsi tra le inesplorate montagne del Giura. Se ne persero le tracce, ma ciò non impedì che qualche anno dopo suo fratello Lupicino, rimasto vedovo, ne scoprisse il romitaggio e si aggregasse a lui, attirando dietro di sé altri uomini. Romano e Lupicino fecero spazio ai nuovi venuti, erigendo un primo grande monastero a Condat e un secondo a Leuconne. Poi li raggiunse anche una loro sorella, per la quale eressero un terzo monastero, poco lontano, in località detta La Beaume. I due fratelli condividevano in perfetta armonia il governo delle nuove comunità. I loro temperamenti, diametralmente opposti, si completavano a vicenda: Romano era uno spirito tollerante, incline alla comprensione e alla magnanimità; Lupicino era austero, intransigente con la regola, della quale pretendeva l'assoluta osservanza. Così, dopo un raccolto eccezionale, avendo i monaci scordato le rigide norme dell'astinenza, Lupicino fece gettare le provviste nel torrente e ordinò che a mensa venisse servita soltanto una minestra d'orzo. Dodici monaci non ressero a tanta austerità e abbandonarono il convento: fu Romano a correr loro dietro e ad implorarli con le lacrime agli occhi di far ritorno all'ovile. L’esistenza terrena di san Romano abate si concluse nel 463 a Condat. Con ogni probabilità se il “cattolico adulto” fosse venuto a conoscenza di tale storia, notando la similitudine che essa ha con la sua esistenza, non è escluso che avrebbe tentato di tutto pur di rinviare il voto di stasera. Ma ormai è troppo tardi per farlo.
di G. Biffi
Le violenze degli islamici contro l'Occidente nascondono una precisa strategia
di Mario Mauro
L'escalation di violenza innescata nel mondo arabo, dopo la ripubblicazione delle vignette satiriche sul profeta Maometto, cela dietro a sè un intento politico che ricorre ad un uso strumentale della religione e che poco ha a che vedere con lo scontro di civiltà tra occidente ed Islam. Non deve sfuggire infatti che le vignette erano state pubblicate già a settembre da una rivista danese e successivamente ripubblicate a gennaio. Sono passati sei mesi dalla prima pubblicazione. Dobbiamo domandarci perchè il mondo musulmano reagisce solo ora. Assodato che le caricature del profeta fossero in qualche modo offensive del buonsenso e della libertà religiosa, ritengo siano state pretesto per più profonde ragioni politiche.
Le reazioni alle vignette si sono scatenate dopo le elezioni in Palestina e dopo la vittoria di Hamas, quando l'Unione Europea ha detto che gli aiuti all'ANP sarebbero stati subordinati alla cessazione delle violenze di Hamas e al riconoscimento dello stato d?Israele. In questo contesto è stata molto apprezzabile, a livello europeo, la reazione della cancelliera Angela Merkel che ha suggerito e stimolato una presa di posizione collettiva ed unanime dei venticinque stati UE. E proprio una reazione europea in senso stretto è ciò che è mancato completamente, anche a causa di un esecutivo europeo che brilla per grande fragilità. Una Commissione europea debole e un alto rappresentate per la Politica estera comune, Javier Solana, che malgrado l'impegno non gode di grande considerazione.
I paesi arabi che hanno finora reagito in modo violento alla pubblicazione delle vignette e all'atteggiamento irremovibile dei paesi scandinavi hanno interesse a sostenere i gruppi fondamentalisti o a spostare l'attenzione europea dalle proprie politiche. L'Iran, nel mirino dell'Ue per il nucleare, fornisce un esempio lampante di questa strategia.
La vicenda delle vignette va ad intrecciarsi drammaticamente con la morte di Don Andrea, il cui assassino ha detto di essere stato "sconvolto" dalle caricature raffiguranti il Profeta Maometto. Proprio perchè considero che la libertà di parola, di pensiero di espressione del proprio credo religioso non siano sinonimo di libertà di offendere la religione altrui, considero l?uccisione di don Andrea Santoro l'ennesimo dato oggettivo di come essere e vivere da cristiani sia oggi scandalo per chi cristiano non e' e vergogna per chi non ha piu' interesse ad esserlo.
Viviamo in una Europa che assiste immobile al sacrificio dei suoi figli. Non più di due settimane fa in una conferenza stampa a Strasburgo avevo avuto modo di ricordare la drammatica condizione di persecuzione dei cristiani nel mondo, fatti oggetto di tutte le violenze e le strumentalizzazioni possibili. Per questi motivi già alla sessione plenaria prevista a Strasburgo la settimana prossima, verrà votata una risoluzione d'urgenza sull?uccisione di Don Andrea Santoro, messa a punto da Forza Italia. Si tratterà di una condanna ferma degli atti di violenza e di un incoraggiamento a seguire una politica estera veramente comune.
Dobbiamo denunciare un'Europa che si vergogna dei propri figli, parte di una fede grande e nobile, e mi auguro che il sacrificio di Don Andrea serva a destare nel cuore di chi ha responsabilità politiche la forza e il coraggio di decisioni non rinviabili. Porterò ovunque e a qualsiasi livello il grido di coloro che soffrono per la propria fede e l'esigenza della libertà religiosa, unica grande garanzia di tutte le libertà. Difendere la libertà religiosa significa difendere un diritto fondamentale di ogni essere umano, la base per qualsiasi costruzione di pace e di convivenza.
© L'Avanti, 9 febbraio 2006
L’aberrante follia antisemita di Mahmoud Ahmadinejad nel mondo sembra godere ottima compagnia. Nell’edizione di qualche giorno fa del Foglio si potevano leggere alcuni casi d’intolleranza riguardanti la Russia, dove un giovanotto è divenuto celebre perché con un coltello si è recato in una sinagoga per uccidere ebrei, la Svezia, il cui ministro delle Finanza ha pubblicamente dichiarato di voler boicottare i prodotti israeliani messi in vendita nel suo paese, e il solito Venezuela, dove la stretta amicizia tra Chavez e il presidente dell’Iran ha allarmato gli intellettuali venezuelani i quali in un comunicato hanno denunciato il rischio antisemitismo in cui si sta incanalando il loro paese.
Sul tema è intervenuto, per la seconda volta in pochi mesi, anche il Santo Padre. Rivolgendosi a Riccardo Di Segni, rabbino capo di Roma, il Papa ha confermato la vicinanza e l’amicizia della Chiesa cattolica al popolo ebreo ed ha ribadito che noi cristiani, “insieme con voi, abbiamo la responsabilità di cooperare al bene di tutti i popoli, nella giustizia e nella pace, nella verità e nella libertà, nella santità e nell’amore. Alla luce di questa comune missione non possiamo non denunciare e combattere con decisione l’odio e le incomprensioni, le ingiustizie e le violenze che continuano a seminare preoccupazioni nell’animo degli uomini e delle donne di buona volontà. In tale contesto, come non essere addolorati e preoccupati per le rinnovate manifestazioni di antisemitismo che talora si registrano?”. E così dinnanzi alle sfide e alle urgenze che il mondo pone ai popoli ha esortato gli ebrei e i cristiani “ad unire le nostre mani e i nostri cuori in concrete iniziative di solidarietà, di tzedek (giustizia) e di tzedekah (carità)”.
Se i tragici giorni che stiamo vivendo non sono l’inizio della fine del mondo, allora sono il realizzarsi della profezia di don Giussani: «Io credo che, se non ci sarà prima la fine del mondo, cristiani ed ebrei possano essere una sola cosa nel giro di 60-70 anni».
Aggiornamento: sul tema del rapporto tra cristiani ed ebrei un'interessante lettura la propone Sebastiano Mallia nel suo blog Labre: "L'attesa che unisce (e che divide)".
Mentre oggi in Iraq milioni di iracheni lottano per conquistare la libertà (l'alta affluenza alle urne ha richiesto la chiusura posticipata dei seggi)e togliersi di dosso l’asfissiante giogo terrorista, in Cina si continua a lottare contro ogni forma di libertà, religiosa compresa. Si legge su AsiaNews che nella città di Xian “un gruppo di "teppisti" la sera del 23 novembre hanno picchiato a sangue 16 suore della congregazione delle Francescane missionarie del Sacro Cuore”, mentre erano intente ad “impedire la demolizione di una scuola che appartiene alla diocesi e che il governo della città ha venduto ad un’azienda”. Sulle violenze operate contro le religiose, attualmente ricoverate in ospedale (una di loro ha perso la vista e un’altra è in gravi condizioni), il governo ha imposto il blackout di notizie, le quali sono comunque filtrate grazie ad alcuni siti cattolici cinesi.
Una cortina del silenzio quella operata dal governo cinese che Filippo Facci, in un articolo
pubblicato domenica scorsa su “Il Giornale”, ha così commentato: «Non è eccezionale che lo scorso 29 novembre, nella Cina centrale, sedici suore francescane sono state pestate a sangue con pugni e bastoni: è eccezionale che lo siamo venuti a sapere. E se abbiamo saputo che una di queste monache è in fin di vita, e che un’altra è rimasta accecata, significa solo che l’apparato censorio del Partito ha commesso degli errori». Errori che adesso pare si verifichino con più frequenza, ma che in passato il Partito Comunista è riuscito ad evitare in modo egregio. Per ben 55 anni, infatti, è riuscito, in modo quasi perfetto, a nascondere l’esistenza dei laogai, i maledetti lager cinesi descritti da Harry Wu, che in essi vi ha trascorso 19 anni come prigioniero, come dei luoghi infernali. Campi di concentramento dove per «per definirti – racconta Wu - usano la parola prodotto, e il primo prodotto sei tu, quello che devi diventare: un nuovo socialista. Il secondo è un prodotto vero e proprio, tipo scarpe, vestiti, spezie, tessuti, qualsiasi cosa. Ogni laogai ha due nomi: quello del centro di detenzione e quello della fabbrica». In quell’inferno non si poteva né «pregare né sostenere d’essere una persona. In un laogai non ci sono eroi che possano sopravvivere: a meno di suicidarti o farti torturare a morte. Scariche elettriche. Pestaggi manuali o con i manganelli. L'utilizzo doloroso di manette ai polsi e alle caviglie. La sospensione per le braccia. La privazione del cibo e del sonno. Questo ho visto, e così è stato per preti, vescovi cattolici, monaci tibetani».
Troveranno mai la forza i vari Severino, Rusconi, Giorello, sempre pronti a rinfacciare al Papa di volere instaurare in Italia uno stato teocratico, di condannare le palesi violazione dei diritti umani che avvengono in Cina?
Dinnanzi a certe questioni quella della Chiesa non è poi un’ingerenza così grave. Anzi, può addirittura accadere che certe intromissioni, quando corrispondono al proprio pensiero, siano molto meno pesanti di quando, invece, vanno in direzione opposta.
Prendiamo atto, quindi, anche se ancora c’è chi continua a chiedersi se l’ultima uscita dei vescovi italiani sia o meno un ingerenza, che la Chiesa dopo lunghi mesi di continui “cedimenti peccaminosi” (non dimentichiamo le posizioni assunte in materia di fecondazione assistita, aborto, coppie gay tanto per citarne alcune), nel nome della sinistra è stata assolta.
Ma la Chiesa si è mai veramente posta in un atteggiamento di muro contro muro con la politica, addirittura andando oltre i propri limiti e avendo Lei la pretesa di dettare l’agenda politica al Parlamento?
La risposta è complessa perchè più che di posizione oltranzista si è trattato di resistenza, con la Chiesa che ha posto la sua influenza (sulle coscienze) al servizio della tenuta morale e civile del Paese.