mercoledì, 30 aprile 2008

Spello: prologo ed epilogo del duo Prodi - Veltroni

Walter santo subito
Andare oltre il professore di Scandiano per ritrovarsi il suo perfetto clone è come vivere un incubo dal quale riesce difficile uscirne. Uno stato d’animo, quello vissuto dalla sinistra italiana in queste ore, che potrebbe sfociare nella depressione: si consigliano urgenti provvedimenti.
Se da un lato, con Prodi, la sinistra è riuscita a screditarsi definitivamente come forza di governo e come forza riformatrice, almeno nelle componenti dirigenziali che ha espresso sino ad oggi, con Veltroni ha schiantato il Pd già alle prime battute. La “clamorosa rimonta” veltroniana, scandita dall’obamaniano slogan “Yes, we can”, si è conclusa proprio là dove questa è iniziata.
Da anni ormai i “compagni” continuano a presentarsi come il nuovo che avanza e da anni puntualmente non fanno altro che proporre agli italiani la solita minestra riscaldata. Si potrebbe dire che dalle parti della sinistra il nuovo che avanza è il passato che ritorna. La fantastica cornice di Spello, in tal senso, è stata prologo ed epilogo della storia che ha visto il combinato disposto Prodi-Veltroni compiere, in poco più di due anni, ciò che le forze cattoliche, liberali e riformiste italiane stavano tentando di fare almeno dal 18 aprile 1948:  realizzare quello che nella foto riportata all’inizio di questo post è perfettamente riassunto nello slogan “Walter santo subito”.
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martedì, 29 aprile 2008

Incorreggibili

Prodi_centauroPoco più di due anni fa Prodi vinse le elezioni e noi non stappammo nemmeno la bottiglia più economica ancorchè maggiormente intonata cioè quella di lambrusco. Non ché fossimo particolarmente tristi. Ci pareva non avesse tanto vinto e che fosse tanto meglio guardare in faccia la realtà del pareggio a scanso di grossi guai per tutti noi. Più non capivamo, più eravamo costretti a ripeterci e più ancora cresceva la nostra fama di Berlusconiani. Incorreggibili. Oggi che le responsabilità sono tutte di Prodi, e tanto deve dannarsi per rimediare il povero e incolpevole Veltroni, non ci sembra tanto giusto che dal PD nessuno più inviti il Professore, fosse anche a presidiare il Gazebo in Piazza Maggiore nella pausa pranzo. Tantissimi italiani lo hanno prima incoronato con le primarie, poi votato alla presidenza del consiglio e infine dimenticato nel portaombrelli. Incorreggibili. Nessuno lo conosceva più e solo la Bindi continua ancora a sostenerlo e a lodarlo. Incorreggibile pure lei.
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mercoledì, 16 aprile 2008

grazie prodi!


Suvvia, siamo onesti!

Il merito della vittoria di Berlusconi è tutto di Prodi.

Grazie alla sua azione di Governo popolare, responsabile, intelligente e perspicace, da vero "cristiano adulto", la nostra Italia si è disfatta in un colpo solo dei Comunisti, ha riavuto Berlusconi come Capo del Governo, ha portato ai massimi storici la Lega e ridotto drasticamente il numero dei partiti politici.

Complimenti, Professore!
Un vero colpo da maestro.

La Madonna di San Luca è apparsa in sogno al Professor Prodi e gli ha suggerito tutto questo, assicurandogli in cambio giorni felici da nonno.

Così almeno si vocifera a Bologna.

L'illustre ex Professore universitario, ex Presidente dell'IRI, ex Presidente del Consiglio, ex Presidente della Commissione Europea ha inteso in questo modo sciogliere un voto al suo mentore e maestro Giuseppe Dossetti.

"Vedrai - disse in ginocchio davanti alla sua immaginetta - porterò a compimento il tuo progetto di rinnovamento della società italiana".

Promessa mantenuta, Signor Presidente!

Ora le resta da liberare Bologna, Firenze, Perugia e Ancona.

Bazzecole per uno che ha compiuto un simile capolavoro.

Grazie, egregio Professore.

AD MAJORA.

AD MULTOS ANNOS.

Ed ora cosa ne dice di andare anche a liberare la Russia di Putin? E poi la Cina, la Cambogia, il Vietnam, la Thailandia, la Birmania e tutta l'Africa subsahariana...

Ma chi era Gesù?

Lei è il vero Cristo! Colui che doveva venire!

Post liberamente tratto dal blog Ceccus

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martedì, 18 marzo 2008

Salari da morire

prodi_faccia_come_culoPer il governo Prodi al peggio non sembra esserci fine. Più si va avanti e più si fanno evidenti e numerosi gli insuccessi da questo accumulati. Gli ultimi due, in ordine di tempo, sono le statistiche sui salari percepiti dagli italiani e quelle sugli incidenti mortali sul lavoro. Le prime indicano l’Italia posizionata al 23° posto tra i paesi dell’area Ocse, con una media di 19.962 dollari, mentre le seconde registrano una impressionante impennata.
Niente di cui meravigliarsi, comunque, se si pensa alle ultime finanziarie e alla recente approvazione dei decreti attuativi sulla Sicurezza sul Lavoro. Con le prime il centrosinistra ha definitivamente dato prova della sua disastrosa politica economica, con i secondi ha creduto che in un minuto e con dei semplici decreti si potessero cancellare anni di dimenticanze e disinteresse.
L’ideologica visione della realtà e l’ostinata volontà controriformatrice, contenute nelle ultime due leggi finanziarie, hanno costretto gli italiani a colmare di tasca propria l’ingente fabbisogno economico creato dal cambio di rotta sulle pensioni e dagli incredibili aumenti contrattuali accordati all’Amministrazione Pubblica. Scelte che hanno spinto il trio Prodi – Schioppa – Visco ad aumentare in modo indiscriminato le tasse - anche per i redditi attorno ai 30.000 euro lordi l'anno - mettendo in seria difficoltà l’equilibrio finanziario di molte famiglie che, proprio per questo, faticano ad arrivare a fine mese.
Per quanto riguarda la sicurezza dei lavoratori nei luoghi di lavoro, invece, anche qui il drammatico numero di morti, registrato negli ultimi tempi, non lascia scampo al governo uscente. Le statistiche riportate dai vari quotidiani al riguardo sono chiare: nel periodo compreso tra il 2001 e il 2006 gli incedenti mortali hanno avuto una flessione del 20% (circa 300 morti in meno), mentre dal 2007 a oggi c’è stata una netta inversione di tendenza dell'ordine di circa cento unità in più all'anno. Evidentemente le misure di sorveglianza e prevenzione imposte dal governo di centrodestra sono risultate più efficaci di quelle adottate dal centrosinistra. C’è da dire inoltre che per il futuro su tale fronte c’è da aspettarsi numeri ancor peggiori, visto il contenuto dei recenti decreti attuativi sulla Sicurezza sul Lavoro concepiti e varati al solo scopo di punire le imprese.
Affrontare una questione di così delicata importanza incentrandola tutta sulla repressione e l’enfatizzazione delle colpe e dei mancati adempimenti è davvero diabolico. Prima di prendere qualsiasi decisione molto meglio sarebbe stato riflettere su come è possibile premiare e monetizzare il rischio e se e come tutti coloro coinvolti nei processi produttivi aziendali mettono in pratica o meno le norme previste dalle leggi sulla sicurezza. Con le idee chiare su tali questioni poi ci si poteva chiedere: quali strategie è possibile adottare affinché nelle aziende da una cultura dell’imposizione si possa passare ad una cultura della prevenzione e dell’opportunità? Procedere in questo modo avrebbe sicuramente favorito l’ideazione di meccanismi utili a premiare le aziende virtuose sul piano dell’antinfortunistica, della prevenzione e della formazione dei propri dipendenti e a sanzionare tutte le altre. Ma a sinistra, come giustamente hanno sottolineato i confindustriali, ancora si fatica a comprendere come la repressione finora non abbia mai funzionato.
Sulle tematiche richiamate, salari bassi e sicurezza sul lavoro, sarebbe opportuno un approccio diverso. Come ha ricordato il card. Bagnasco, nell’ultima prolusione del consiglio permanente della Cei, è “necessario uscire dall’individualismo, dal pensare egoisticamente solo a se stessi e alla propria categoria nella dimenticanza di tutti gli altri […], abbandonando una politica troppo politicizzata, per restituire alla stessa uno spessore etico” che facendo da collante per l’intera società l’aiuti ad affrontare e risolvere le questioni che l’affliggono.
Il problema della “spesa” e della sicurezza dei lavoratori sono strettamente connessi l’uno all’altro ed entrambi attengono all’ontologia e alla dignità umana: lavorare senza poter usufruire appieno dei frutti del proprio lavoro o morire proprio mentre si compie il gesto che più accomuna l’uomo al Creatore è quanto di più squalificante l’umano possa esserci e certamente non è degno di un paese che si reputa civile.
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lunedì, 25 febbraio 2008

ANCHE CON VELTRONI LA SINISTRA RIMANE UGUALE A SE STESSA

La settimana che ci siamo lasciati alle spalle si è caratterizzata per alcuni importanti fatti che sicuramente avranno ripercussioni di non poco conto anche in futuro: basti pensare alla dichiarazione di indipendenza del Kosovo o all’accordo elettorale raggiunto tra il Partito radicale e il PD. Anche altri eventi, non meno importanti di quelli appena citati, si sono svolti la settimana scorsa e uno di questi è sicuramente la polemica nata tra il prof. Luca Ricolfi e Romano Prodi.
A dar vita alla controversia tra i due è stato il presidente del Consiglio uscente che ha usato toni al limite dell’intimidazione mafiosa e sicuramente poco rispettosi nei confronti dell’editorialista de La Stampa. La colpa attribuita a questi è quella di aver snocciolato tutt’una serie di dati economici che hanno messo in seria discussione l’efficacia dell’azione di Prodi nei confronti del risanamento dei conti pubblici e della lotta all’evasione fiscale. “La cifra di (almeno) 20 miliardi recuperati” con la lotta all’evasione, infatti, oltre ad essere altamente controversa, sarebbe frutto di meri giochetti contabili tanto da essere messa “in dubbio da vari analisti e centri di studio indipendenti. Per il 2006 – scrive Ricolfi -, unico anno per il quale si dispone già di dati completi, non è nemmeno certo che esista un effetto-Visco (la mia miglior stima fornisce un recupero di evasione di appena 1,7 miliardi). Quel che in compenso è certo è che il governo Prodi ha sempre tenuto basse le previsioni sulle entrate fiscali, e proprio grazie a questo artificio contabile ha fatto emergere i vari «tesoretti»". «Tesoretti» che il Governo avrebbe potuto impegnare nella riduzione delle tasse, ma che ha preferito dissipare in mille rivoli di spesa clientelare come dimostrano il Dl 81 e il Dl 159 contenuti nella Finanziaria 2008.
A tali osservazioni Prodi ha risposto, sotto forma di lettera inviata al direttore del quotidiano torinese, scrivendo che la “stima del recupero di evasione per oltre 20 miliardi di euro è robusta ed ampiamente documentata dai documenti ufficiali presentati dal governo al Parlamento. A sostegno della credibilità della stima è l’andamento dell’elasticità delle entrate tributarie al Pil”.
Tale precisazione non convince Ricolfi, primo perché i “documenti ufficiali presentati dal Governo al Parlamento” non rappresentano “una fonte indipendente e poi perchè – avendo letto i documenti cui Prodi si riferisce – non posso non rilevare che essi non superano i normali test di un rapporto scientifico, primo fra tutti la completa riproducibilità dei passaggi che generano i risultati”. In merito all’“andamento dell’elasticità delle entrate tributarie rispetto al Pil”, scrive ancora Ricolfi sulla rivista Polena, si tratta di un “argomento più curioso che convincente” poichè “la crescita dell’elasticità del gettito, di per sé, non prova assolutamente nulla, perché può essere dovuta ai motivi più disparati: al buon andamento dell’economia, all’aumento delle tasse (anche a parità di aliquote, per semplice “manutenzione” della base imponibile), perché il governo vara misure una tantum. […] Non ci vuole molta fantasia, invece, a immaginare perché l’elasticità potesse situarsi al di sotto dell’unità nel periodo 2001-2005: l’economia andava male e – forse Prodi lo ha dimenticato – Berlusconi riduceva le aliquote. Considerazioni analoghe valgono per i dati di Prodi sull’elasticità del gettito dell’Iva da scambi interni rispetto ai consumi”.
Le precisazioni di Prodi, dunque, non hanno affatto sortito l’effetto sperato, anzi hanno ancor di più convinto il prof. Ricolfi, e con esso i lettori de La Stampa, della bontà del punto centrale della sua analisi: “Il governo Prodi ha perso un'occasione d'oro per correggere in modo apprezzabile i conti pubblici, e lascia un'eredità difficile al governo che verrà.
Lo scontro tra i due professori, comunque, indica chiaramente come a sinistra, anche con Veltroni, la cultura rimane quella di sempre: “Chiusa anche quando predica il dialogo, arrogante anche quando è gentile, resistente ai fatti anche quando è colta”.
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lunedì, 18 febbraio 2008

Dal passato la credibilità di un leader

Uno degli editorialisti italiani più in gamba e preparati è sicuramente Luca Ricolfi: molto ben documentato e preciso nei giudizi e nei dati che fornisce.

Nel suo ultimo editoriale pubblicato su La Stampa, a esempio, che ha per titolo "Elezioni e promesse dei leader", egli indica un criterio abbastanza semplice per la scelta che ognuno di noi dovrà fare alle prossime elezioni: "C'è una cosa che può aiutarci a capire se un programma è credibile oppure non lo è: la sincerità con cui ci racconta il nostro passato e il nostro presente".

Partendo da questo assunto Ricolfi (che ricordo essere uomo e elettore di sinistra) nel proseguio del suo articolo riesce a dedicare solo 9 righe a Berlusconi e ben 31 a Veltroni. E proprio riferendosi a quest'ultimo e al programma del PD - che prevede la riduzione delle tasse e l'aumento dei salari grazie alla lotta vittoriosa che "il governo Prodi ha condotto contro l’evasione fiscale (almeno 20 miliardi di gettito recuperati, secondo il governo uscente)" - Ricolfi scrive: "Peccato che questa ricostruzione del nostro passato recente non sia compatibile con quel che si sa dell’andamento dell’economia negli ultimi due anni. Vediamo perché. Lotta all’evasione. La cifra di (almeno) 20 miliardi recuperati è altamente controversa, ed è stata messa in dubbio da vari analisti e centri di studio indipendenti. Per il 2006, unico anno per il quale si dispone già di dati completi, non è nemmeno certo che esista un effetto-Visco (la mia miglior stima fornisce un recupero di evasione di appena 1,7 miliardi). Quel che in compenso è certo è che il governo Prodi ha sempre tenuto basse le previsioni sulle entrate fiscali, e proprio grazie a questo artificio contabile ha fatto emergere i vari «tesoretti»".

Sull'uso dell’extragettito e sull'attuale situazione in cui si ritrova il nostro paese si rimanda alla completa lettura dell'articolo di Ricolfi, qui basti sottolineare che più chiaro di così, rispetto alle prossime elezioni, l'editorialista de La Stampa non poteva essere, anche perchè dopo c'è solo l'esplicita indicazione di voto. "Il governo Prodi, infatti, consegna all’Italia una situazione nella quale non c’è più alcun extragettito da spendere e, se anche qualche risorsa dovesse mai spuntar fuori, verrebbe immediatamente bruciata per coprire i 7-8 miliardi di spese non messi a bilancio dalla Finanziaria 2008. Capisco che Veltroni sia così gentile da non voler vedere questa triste eredità, ma se si vuol essere nuovi bisogna esserlo anche sulle cose che contano: non basta mettere i giovani in lista, occorre anche cominciare a dire la verità".

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sabato, 02 febbraio 2008

La parabola del "Prodismo"

Prodi_centauroCon la caduta di Romano Prodi sembra che non sia finita appena un’esperienza governativa, con essa pare che sia iniziato il declino del Prodismo. Di questo ne è convinto, tra gli altri, il prof. Angelo Panebianco che, spiegando cos’è il Prodismo, ne descrive la parabola: "Che cosa è stato il prodismo? Prodi e i suoi, quando inventarono l'Ulivo, proposero al Paese un'idea di società e un progetto per il futuro le cui coordinate culturali affondavano in una certa tradizione del cattolicesimo politico. [...] gli ex comunisti identificarono in Prodi, per le sue personali caratteristiche politico- culturali, la sua storia passata e le sue relazioni presenti, l'uomo che avrebbe potuto traghettarli verso la Terra Promessa, là dove il peccato originale sarebbe stato mondato, là dove gli «ex» sarebbero diventati, prima o poi, dei «post»".

A tale analisi, un altro professore, Ernesto Galli Della Loggia, aggiunge: "La fine del governo Prodi evoca innanzi tutto un'importante questione storica destinata, temo, ad accompagnarci a lungo: la costante minorità numerica della sinistra italiana, e dunque la sua costante debolezza elettorale di partenza. L'Italia profonda non è un Paese progressista. Ciò costringe la sinistra, per avere qualche probabilità di andare al governo, ad allearsi con forze diverse da lei, più o meno dichiaratamente conservatrici. Il che, tuttavia, come si capisce, può avvenire in momenti e su spinte eccezionali (per esempio l'antiberlusconismo ) ma è difficile che duri a lungo. Si aggiunga — come concausa di questa minorità, e sua aggravante — la paralizzante eredità comunista. La vicenda italiana indica quanto sia difficile che da quell'eredità nasca un'evoluzione di tipo uniformemente socialdemocratico. La stragrande maggioranza degli eredi del vecchio Pci, infatti, come si sa, ha rifiutato tale evoluzione e il suo nome, preferendo invece, al suo posto, quello alquanto vago di «democratici »."

La fucilata mortale che il Corriere ha voluto riservare a Prodi e alla sua infausta esperienza di governo, comunque, rimane senza dubbio l'editoriale del politologo Giovanni Sartori che scrive: “A differenza della prima, questa volta Prodi ha voluto Bertinotti e i suoi nanetti di contorno al governo. Così - immagino abbia pensato - li catturava. E per catturarli ancora meglio ha escogitato un’«officina» non tanto di cervelli ma di spartizione alla Cencelli delle istanze di tutti. Con il bel risultato di impiccare il suo governo alle concessioni che il suo programma di ben 280 pagine aveva fatto ai suoi sinistrini. Questa è una sequela di errori da manuale. […] Io sono contrario a elezioni immediate senza riforma elettorale. Ma non sono contento di scoprire che da qualche giorno anche Prodi la pensa così. Perché non riesco a dimenticare che per gli ultimi 18 mesi il Nostro ha minacciato i suoi con il ritornello: «Se mi fate cadere, tutti alle urne». Da poco Prodi ha lasciato Palazzo Chigi, però “non per tornare a casa - continua Sartori - ma per tornare a tempo pieno al partito a rilanciare «Prodopoli» e a fare le sue vendette. L’eredità delle sue cattive idee sarà purtroppo lunga da smaltire".

Tre editoriali, pubblicati in modo sequenziale, che non solo sconfessano in modo clamoroso l’ormai famoso endorsement di Paolo Mieli, ma pongono pure la parola fine al Prodismo e lo fanno in modo pesante. Decretano, cioè, il fallimento di quella cultura politica azionista e dossettiana di cui Prodi è stato l’espressione politica. “Non è riuscito - secondo Rocco Buttiglione - l’incontro dei cattolici e dei comunisti. Gli azionisti ed i dossettiani erano convinti che nella Resistenza italiana si fosse realizzato un incontro storico dei cattolici, dei comunisti e dei liberali che generava una forma culturale e politica superiore sia al comunismo che alle democrazie occidentali. Questa sintesi superiore imponeva una revisione radicale ed anche una abiura parziale del comunismo tradizionale, del liberalismo tradizionale e del cattolicesimo tradizionale. […] La novità politica avrebbe avuto bisogno, per realizzarsi compiutamente, di una riforma religiosa e teologica”. Riforma che di fatto non c’è stata, nonostante gli sforzi compiuti dagli onorevoli Bindi e Castagnetti per far “comprendere” ai vescovi italiani di essere “teologicamente in ritardo rispetto alla novità non solo politica ma anche religiosa dell’Ulivo”.

L’Italia, quindi, si trova dinnanzi ad una novità politica, culturale e sociale, che ha riverberi di non poco conto anche in campo economico, dalla quale può trarre frutti positivi, per il proprio futuro, solo se prende atto di tale fallimento ideale e da qui riparta “per ripensare fuori da schemi consumati il ruolo dei cattolici, dei liberali ed anche della sinistra riformista nel futuro della democrazia italiana”.

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lunedì, 28 gennaio 2008

IL VERO PROBLEMA DEL NOSTRO PAESE

La realtà è testarda e così, forse nell’intento di ammonire la gente di dura cervice, dieci anni dopo il copione si ripete ed esattamente come allora il Paese tira un sospiro di sollievo. Protagonista, ancora una volta, è quel Prodi che, tra il ’96 e il ’98, non esitò un attimo a mettere economicamente in ginocchio il paese, quando si trattò di farlo entrare nell’area euro, e che oggi, con la caparbietà che lo contraddistingue, lo ha voluto letteralmente soffocare con uno spropositato e insostenibile aumento delle tasse.
Venti mesi (sembra incapace ad andare oltre il professore), dall’aprile 2006 ad oggi, di totale caos politico e sociale che ha visto il più affollato governo (ben 102 tra ministri e sottosegretari) raggiungere il minimo storico di consensi presso l’opinione pubblica, tanto da divenire, a destra così come a sinistra, il più contestato che la storia repubblicana ricordi. Un governo che è entrato in contrasto con il Paese su tutto, dalle questioni eticamente sensibili a quelle economiche, facendo sì che si raggiungessero livelli di scontro come mai prima si erano registrati e causando il moltiplicarsi di episodi d’intolleranza. L’esplodere dell’emergenza rifiuti in Campania, poi, ha definitivamente assestato un duro colpo alla credibilità e all’immagine dell’Italia nel mondo, tant’è che l’autorevole Financial Times pochi giorni fa ha scritto che “l’Italia ha la peggiore classe politica”.
Le cause di tale disastro, coma ha ben evidenziato Il Foglio, sono la risultanza dell’incapacità di governo evidenziata da Prodi alla cui base c’è un’azione di logoramento che negando la sostanza dei problemi punta a farli marcire in una indistinta marmellata presentata come soluzione tecnica.
Quella che si è aperta la scorsa settimana è una crisi politica molto delicata, ma il problema dell’Italia non è esclusivamente la legge elettorale, come vogliono farci credere: il problema del nostro Paese, nel particolare momento storico che stiamo vivendo, si chiama “emergenza educativa”: un potere che cessa di diventare servizio, risposta ai problemi e ai bisogni della gente diventa inevitabilmente un potere autoreferenziale e come tutti i poteri autoreferenziali si pone solo ed esclusivamente il problema della propria sopravvivenza facendo divenire scopo ultimo dell’agire di chi si impegna in politica il proprio tornaconto e prestigio personale.
Non abbiamo bisogno di questo tipo di politica, vogliamo persone che sappiano farsi carico dei problemi e che sappiano aiutare tutti noi a sviluppare e a far produrre, in modo libero e secondo il singolo temperamento, i talenti di cui disponiamo.
Questo chiediamo al prossimo Governo: speriamo solo che finalmente sappia realizzarlo!
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venerdì, 25 gennaio 2008

Prodi cade... e si fa molto male

postato da Wallace73 alle ore 01:22 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria: prodismo

mercoledì, 05 settembre 2007

Ormai è certezza comune

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Appello al pres. della Rai

Dal momento che la sua televisione degrada l'ammnistrazione della giustizia penale ad uso demagogigo e politico; vista la tendenza ad eseguire processi sommari, anche in assenza dell'imputato; constatata una evidente e sistematica propensione allo scandalismo diffamatorio in funzione degli ascolti

i sottoscritti firmatari chiedono che il giornalista Michele Santoro sia immediatamente rispedito a Strasburgo, e oltre.

Giuliano Ferrara, Andrea Marcenaro, Annalena Benini, Nicoletta Tiliacos, Stefano Di Michele, Ubaldo Casotto, Daniele Bellasio, Luigi De Biase, Claudio Cerasa, Giorgio Dell'Arti, Christian Rocca, Maurizio Crippa, Cristina Giudici, Sandro Fusina, Carlo Rossella, Lanfranco Pace

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