Ci siamo. Domenica e lunedì NOI NON ANDREMO A VOTARE ai referendum che vogliono stravolgere la legge 40 sulla procreazione artificiale.
Non andremo a votare PERCHE’:
- il referendum non tutela la salute della donna
- nessuno ha il diritto di dire ‘tu si, tu no’
- l’embrione ha diritto alla vita
- la ‘libertà di ricerca scientifica’ non giustifica l’utilizzo di embrioni come cavie
- ogni uomo ha il diritto di conoscere suo padre
Ci lasciamo con DUE INDICAZIONI:
- ancora l’invito a NON andare a votare. Questa volta utilizziamo il bel manifesto dei DS del 2003, con il quale hanno contribuito a far fallire il referendum sull’art.18. Speriamo sia utile a far mancare il quorum anche a questi sulla legge 40.
- Noi NON andremo a votare, qualunque siano le notizie sull’affluenza al voto. Domenica si cercherà di spingere la gente ad andare a votare, dicendo che il quorum si sta per raggiungere. Già lo stanno facendo. Ma noi non cadremo nella trappola. NOI NON andremo comunque a votare.
SULLA VITA NON SI VOTA, QUORUM O NON QUORUM
Comunque vada, la battaglia continua.
IL NON VOTO E' UNA SCELTA IRREVERSIBILE
Sta girando un messaggio per e-mail e sms che invita i sostenitori del sì ad andare a votare molto presto domenica mattina, così i telegiornali già alle 12 darebbero la notizia di un'alta affluenza. Lo scopo è quello di indurre gli astensionisti a recarsi alle urne "pensando che la strategia dell'astensione sia ormai fallita" e far raggiungere così il quorum necessario.
NON CADIAMO NEL TRABOCCHETTO.
IN OGNI CASO
NON ANDIAMO A VOTARE
Carissimo elettore,
è da più di tre mesi che sono sulla bocca di tutti. Devo riconoscerlo, non sono mai stato così famoso come in queste giornate di scontro referendario, eppure abito questa terra da secoli e secoli. Non so però se devo ringraziare per questa notorietà, che potrebbe rivelarsi un boomerang, di quelli letali. Sono infatti preoccupato di essere stato sbattuto in prima pagina come un “qualcosa”, una sorta di pezzo di ricambio, certo da usare per fini buoni - la guarigione del tale o del tal altro, la soddisfazione dell’esigenza di maternità e di paternità di coppie sterile - ma pur sempre una cosa.
Di solito se c’è bisogno di qualcuno che si sacrifichi per il bene di tutti glielo si chiede o ci si stupisce di fronte alla sua libera scelta di farlo, in questo caso no, si vuole stabilire che io sia a disposizione della ricerca scientifica o delle coppie sterili, senza chiedermelo. E per togliersi qualsiasi problema di coscienza ci si arroga il diritto di definirmi una cosa! Me lo chiedessero se voglio sacrificarmi per il bene dell’umanità, di cui io non dovrei essere parte, potrei anche accettare di farlo, potrei come non potrei, perché io sono qualcuno, non qualcosa!
Un embrione
Upload: l'amico Alex (che non è Alex Langer) mi ha segnalato che nel blog Quid est veritas? è stata riportata la recensione del film Gattaca. Vi invito a leggerla come completamento di questo post
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Tra le tante cose lette ieri sui giornali, una ha particolarmente richiamato la mia attenzione: si tratta dell’inedito di Alex Langer pubblicato da Avvenire nella rubrica Agorà. Pur trattandosi di un’intervista rilasciata nel dicembre 1994 a Massimo Tesei e Gianni Saporetti e apparsa sul n. 37 della rivista «Una città», si possono riscontrare spunti di estrema attualità soprattutto laddove Langer afferma che: «Una volta che si accettino criteri eugenetici, di definizione del tipo di umani che si vogliono mettere al mondo, è chiaro che chiunque abbia il potere di definizione potrà sbizzarrirsi. Qualcuno potrà dire che certi uomini devono essere muscolosi, che se sono destinati ad essere operai devono essere molto resistenti e magari potrebbero essere programmati a essere resistenti a certi climi, a certe malattie o anche, secondo criteri semplicemente di gusto estetico, che devono essere alti, biondi, con gli occhi celesti o che devono essere maschi o femmine. In fondo la diagnosi preimpianto degli embrioni, che uno dei quesiti referendari vorrebbe reintrodurre, non è nient’altro che una moderna tecnica di selezione della razza. Ma di eugenetica i referendari non vogliono sentir parlare e allora preferiscono dire nascere, che tradotto significa nascere perfetti e secondo alcune caratteristiche, scegliere, chi far nascere, e guarire. Ma guarire chi se i presunti malati non verranno fatti neanche nascere?
La prima conseguenza di tutto ciò è senz'altro quella etica perché voler assumere il potere, medico, politico o semplicemente economico, di scegliere che tipo di esseri viventi devono nascere e devono popolare il mondo e, quindi, di scegliere anche che tipo di esseri viventi non devono più riprodursi e devono sparire, significa veramente voler diventare come Dio.
Oggi, col tentativo di disciplinare in modo industriale, di distinguere industrialmente il sano dal malato, la vita che deve riprodursi dalla vita che non deve riprodursi, tocchiamo un limite estremo… Siamo alla replicazione industriale di vita a pagamento, esattamente come avviene per i diritti d'autore di un libro».
Oltre 150 adesioni e un ambizioso obiettivo: il dialogo.

Le donne favorevoli all’astensione sono scese in campo ed hanno presentato un documento che ha come ambizioso obiettivo il dialogo sui temi riguardanti la vita. Numerose le adesioni, oltre 150, tra cui anche quelle di donne della politica, dello spettacolo, intellettuali e stiliste.
Spiegano così le ragioni della loro scelta: "Vogliamo sottolineare con la nostra scelta attiva e responsabile la inadeguatezza del referendum rispetto alla tematica della vita. I quesiti referendari, cancellando una parte degli articoli della legge ne stravolgono l'impianto. La vittoria del 'si' o del 'no' impedirà la ripresa di un dialogo e di un confronto costruttivo sulla legge".
Molte, quindi, le donne che hanno scelto di schierarsi a tutela della propria salute e della della vita nascente, tra di esse anche delle femministe che non hanno dimenticato il proprio passato.
Nella battaglia referendaria uno dei punti più controversi è quello relativo alla libertà di ricerca. Molti scienziati, non tutti, sostengono che l’attuale legge non permettendo la ricerca sugli embrioni condanna a morte sicura tutte le persone affette da gravi malattie genetiche. Per l’Unità (vedi prima pagina di domenica) sarebbero addirittura quattro i milioni “di malati condannati dalla legge crudele”. Sempre secondo l’Unità, “per i diabetici (3 milioni e mezzo di persone), per chi è colpito dal Parkinson (230 mila) e per quelli che hanno l’Alzheimer (500 mila)” si prospetta, nel caso i si non dovessero vincere, un futuro senza “nemmeno la speranza che si possa trovare una soluzione” alle loro malattie. “Nemmeno la speranza che si possa trovare una soluzione”? Bene, allora leggete qui.
Ventuno bambini, o meglio ventuno embrioni scampati alla morte, sono stati salvati dalla Nightlight Christian Adoption, associazione americana che ha ideato un programma di adozione degli embrioni. Il presidente Bush li ha voluti incontrare quei ventuno bambini e nel discorso che ha pronunciato per tale occasione ha voluto ribadire che una ricerca rispettosa della vita umana è possibile.
Nel suo discorso, interamente riportato dal Foglio e che potete leggere cliccando qui, il Presidente degli Stati Uniti ha ricordato che "nel complesso dibattito riguardo alla ricerca sulle cellule staminali, dobbiamo ricordare che sono coinvolte autentiche vite umane: sia quelle delle persone malate che potrebbero essere curate grazie a questa ricerca sia quelle degli embrioni destinati a essere distrutti nel corso della stessa ricerca. […] Il rapido sviluppo della scienza ci dà la speranza di trovare nuove cure per terribili malattie, ma ci pone anche di fronte a dilemmi morali ed etici molto profondi. Le decisioni che prendiamo oggi avranno conseguenze di vasta portata. Perciò dobbiamo proseguire con decisione la strada della ricerca medica, mantenendo però rigorosissimi parametri etici. […] Da quando sono diventato presidente i fondi per la ricerca sulle cellule staminali sono aumentati dell’ottanta per cento. In America si sta conducendo un’intensissima ricerca, sia pubblica sia privata, sulle cellule staminali embrionali, su quelle ottenute dagli adulti adulti e su quelle ottenute dal cordone ombelicale. […] Oggi la Camera dei rappresentanti sta discutendo una proposta di legge che viola i chiari principi che avevo stabilito quattro anni fa. Se fosse approvata, questa proposta ci farebbe oltrepassare una critica linea morale creando nuovi incentivi per la già diffusa distruzione della vita umana. Oltrepassare questa linea sarebbe un grave errore. I nostri ricercatori stanno già indagando la possibilità la dignità umana. Con le giuste politiche e le tecniche più corrette, possiamo continuare il progresso scientifico senza rinunciare ai nostri valori morali.”
Per i prossimi referendum questo blog sostiene le ragioni dell’astensione
Non mi sono mai recato negli Stati Uniti d’America, ma se mi chiedessero se sono sicuro della loro esistenza non esiterei a rispondere si. Questa constatazione mi induce a ritenere che quella che si sta combattendo attorno ai referendum non è una battaglia che riguarda principalmente gli embrioni, la libertà di ricerca, la salute della donna o il diritto ad avere un figlio. No! Quella che si sta combattendo attorno ai referendum è una battaglia in difesa della ragione e del suo modo di utilizzarla. Una difesa della ragione intesa non come misura di tutte le cose , ma come apertura alla totalità dei fattori che compongono la realtà.
Questa strenua difesa si fonda su tre questioni fondamentali.
Astenersi non vuol dire rinunciare al confronto e non coincide con il disimpegno. Basta pensare alla gran quantità di incontri organizzati in questo periodo.
L’“indifferenza” di cui tanto si parla non vuol dire necessariamente “stupida indifferenza” e forse è il caso di rispettarla di più. La gente, non sapendo che pesci prendere e non rendendosi nemmeno conto dei quesiti, preferisce astenersi piuttosto che fare un danno.
Chi usa con leggerezza lo strumento referendario deve dimostrare di essere capace a convincere la maggioranza degli italiani ad andare a votare ed eventualmente a votare in proprio favore.
Il referendum noi non l’abbiamo voluto e a votare non ci andiamo ed incoraggiamo tutti a fare altrettanto: sulla vita non si vota. E non si vota anche perché se si dovesse raggiungere il quorum i referendari incasseranno 2 milioni di euro tondi tondi.