Chissà ora la sinistra cosa s’inventerà per giustificare l’imponente, schiacciante e incontrovertibile sconfitta elettorale rimediata in Sicilia. Nella regione più a sud d’Italia, dopo l’ultima tornata elettorale, non c’è più provincia, città, paese o quartiere che non sia stato conquistato o non abbia premiato il centrodestra. Persino provincie notoriamente più propense ad un voto di sinistra, quali Enna e Caltanissetta, sono passate di mano. Quel che è peggio, però, sono le cifre che hanno determinato un simile tracollo. Sulla sinistra si è abbattuta una vera e propria valanga che ha assunto le sembianze di un vero e proprio dramma. Le cifre parlano chiaro e per definirle non si può usare altro aggettivo che non sia quello di “bulgare”: da una lato, infatti, il centrodestra viaggia su percentuali che si attestano attorno all’80%, mentre dall’altro il centrosinistra addirittura fatica a superare il 20%.
I motivi che hanno portato ad un centrodestra che dovrà anche essere opposizione di se stesso sono tanti, ma tutti riconducibili ad una semplice osservazione: la sinistra, nell’immaginario comune italiano e ancor di più in quello siciliano, viene ormai percepita come una forza non più in grado di affrontare e risolvere i problemi che affliggono da lungo tempo il sistema paese. Il suo rinchiudersi nei salotti radical-chic, dove di tutto si discute tranne dei problemi che maggiormente preoccupano la gente comune, viene inteso come un distacco dalla realtà che addirittura finisce per nuocere al bene di tutti.
Rimanendo nella specificità siciliana, è davvero da ottusi continuare a proporre triti e ritriti schemi di contrapposizione mafia - antimafia quando tutti gli indicatori economici evidenziano un costante allontanamento dell’isola e del Sud dal resto del paese. Come si fa, ancor oggi, ad additare la criminalità organizzata come unica responsabile del mancato sviluppo del Meridione e non rendersi conto che, così facendo, si minano alle fondamenta l’autorità e l’autorevolezza dello Stato? Dire che le infrastrutture, delle quali la Sicilia ha urgente bisogno, non si possono costruire per evitare infiltrazioni mafiose negli appalti è come dire: affamiamo i Siciliani, tutti i Siciliani, sino alla morte così siamo sicuri di sconfiggere la mafia. Questo modo di intendere la realtà è davvero da matti se si pensa che il nostro è un frangente storico che nuovamente vede migliaia di persone, giovani e meno giovani, abbandonare, ogni anno, le proprie città d’origine per andare a cercare luoghi dove vivere una vita più dignitosa.
Stando così le cose non si commette errore se si afferma che il regresso economico e sociale che sta interessando anche la Sicilia abbia avuto la propria genesi nel periodo in cui nell’isola si vaneggiava di presunte “primavere” politiche.
Primavera politica che sembrava arrivata anche a Messina e che invece ha dovuto cedere il passo ad un’estate giunta in anticipo. Il risultato messinese non fa altro che confermare la tendenza a relegare la sinistra in un ghetto. Lo dimostra la performance provinciale, dove per numero di voti il candidato del centrosinistra avrebbe sfigurato anche presentandosi per le circoscrizioni, e la sonora batosta rimediata dal sindaco uscente, nonché segretario regionale del Pd, Francantonio Genovese sconfitto al primo turno da Giuseppe Buzzanca. Per quanto riguarda il primo, si può solo dire che l’arroganza mischiata ad un avvilente immobilismo in politica non pagano. Del resto, se, a poco più di due anni dalla sua elezione a sindaco, i cittadini hanno deciso di non riconfermarlo per tale carica un motivo ci dovrà pure essere; se, nonostante la valanga di quattrini spesi, Genovese non ha ottenuto il risultato sperato, il motivo non può solo essere l’ottusità dei Messinesi che non hanno compreso il suo messaggio. L’aver partecipato alle marce contro il ponte sullo Stretto, non aver aperto becco quando la Camera, nella scorsa legislatura, ne ha di fatto bloccato la costruzione, le continue dichiarazioni contro di esso pronunciate dall’ex ministro Bianchi, che è anche ex consulente della Caronte Tourist, la società di traghettamento privata di cui Genovese è azionista, forse mediaticamente hanno reso un’immagine gravata da un pesante conflitto d’interesse. Rinunciare in modo così clamoroso a dei finanziamenti già stanziati senza nulla chiedere in cambio, avranno sì permesso alla sua società di continuare indisturbata e in regime di monopolio a fornire un sempre più scadente servizio di trasporto sullo Stretto, ma ai Messinesi, che in numero sempre crescente faticano ad arrivare alla fine del mese, non deve essere sembrata una mossa tanto astuta e i risultati si vedono.
Continui pure, quindi, la sinistra a occuparsi di astruse banalità e dei presunti conflitti di interessi altrui, il centrodestra invece dimostri che la fiducia che il popolo gli ha accordato non verrà delusa.
Prende sempre più consistenza l’ipotesi che il Pdl a Messina realizzi una doppietta. Più si procede con lo spoglio delle schede, operazione quanto mai lenta, è più il vantaggio del candidato sindaco del centrodestra, Peppino Buzzanca, si consolida.
Il dato parziale su 186 sez. scrutinate su 254 è il seguente:
| BUZZANCA GIUSEPPE | CDX | 51,35% |
| D'AMORE FABIO | RISORGIMENTO MESSINESE | 8,52% |
| ANSALDO PATTI | RIF. COMUNISTA | 0,89% |
| VISICARO SARO | ALTERNATIVA IN MOVIMENTO | 0,64% |
| CLEMENTI FILIPPO | FORZA NUOVA | 0,66% |
| GENOVESE FRANCANTONIO | CSX | 37,94% |
Per quanto riguarda la Provincia non c’è stata partita. Già dalle prime ore di ieri sera il candidato del centrodestra, Nanni Ricevuto, appariva depositario di uno schiacciante vantaggio rispetto al diretto concorrente del Pd, Paolo Siracurano.
Per la Provincia di Messina su 738 sez. scrutinate su 778 i dati sono i seguenti:
| RICEVUTO NANNI | CDX | 76,01% |
| LA ROSA SANTI | RIF. COMUNISTA | 1,63% |
| SIRACUSANO PAOLO | CSX | 21,49% |
| SCALISI GIUSEPPE | FORZA NUOVA | 0,87% |
Provincia Regionale: 174 sez. scrutinate su 778 sezioni
Nanni Ricevuto (cdx): 78,39%
Paolo Siracusano (csx): 18,45
Otto province a zero con percentuali che vanno dal 60 al 75%. A Palermo vince Avanti, a Catania Castiglione e a Messina Ricevuto Il centrodestra si aggiudica a larghissima maggioranza le elezioni provinciali in Sicilia: otto province su otto finiscono all'alleanza formata da Pdl, Mpa, Udc e liste locali.
Nonostante siano stati scrutinati circa il 10% dei seggi, la maggioranza per il centrodestra è tale (percentuali oscillanti tra il 60 e il 75%, eccetto la provincia di Enna con il 55%), che il risultato non pare essere in discussione. Nella provincia di Palermo si profila la probabile vittoria di Giovanni Avanti, a Messina netto successo di Nanni Ricevuto, a Catania trionfa Giuseppe Castiglione. Nella provincia di Siracusa vince Nicola Bono, ad Agrigento partita facile per Eugenio D'Orsi, mentre un po' più difficile a Enna per Giuseppe Monaco. A Caltanisetta vince Giuseppe Federico, infine a Trapani si aggiudica il successo Mimmo Turano.

"Il significato sintetico è innanzitutto la vittoria del centrodestra, aumentata ancor di più dalla delusione enorme suscitata dai venti mesi di governo Prodi. In qualche modo è come se gli italiani si fossero pentiti del gravissimo errore commesso due anni fa, dando al fiducia ad una coalizione “scombiccherata” che faceva acqua da tutte le parti, e che in effetti ha fatto disastri. Quindi il primo dato è la nettezza del risultato conseguito da chi propugna i valori della libertà, del liberalesimo, coniugati con una visione cristiana delle cose, con il peso dato al principio di sussidiarietà". (Int. di Roberto Formigoni a Il Sussidiario.net)
Secondo la terza proiezione Consortium per la Rai, la coalizione del centrodestra Pdl-Mpa in Sicilia è avanti rispetto a quella tra il Pd e l'Idv. I primi si affermano con il 51,3% e con questi parziali: Pdl 46,5, Mpa 4,8%. Sul fronte avverso, la coalizione di Veltroni e Di Pietro si assesta al 32% con questi parziali: Pd al 27,9%, Idv al 4,1%. Notevole il risultato dell'Udc all'8,7%, mentre la Sinistra Arcobaleno si ferma al 3%. Destra all'1,8%, Partito socialista allo 0,4%.
Osservando tali dati viene in mente un commento scritto nel maggio 2007, quando ad essere festeggiata fu la vittoria di Cuffaro: "Non è difficile, quindi, ipotizzare che col voto di domenica i palermitani, e i siciliani in generale, abbiano voluto chiudere definitivamente un capitolo nefasto della loro storia e che lo abbiano fatto perché mossi dalla volontà di guardare al proprio futuro con un po' più di speranza e senza avere sul collo il fiato di feroci mozzorecchi interessati più al proprio tornaconto personale che al bene comune".
La storia - se i risultati riportati all'inizio di questo post troveranno conferma - in Sicilia sembra ripetersi. Nonostante la sinistra abbia scelto il meglio che poteva scegliere, ed Anna Finocchiaro nel deserto della sinistra è veramente il meglio, non riesce a scrollarsi di dosso l'immagine di compagine sconclusionata.
Sino a quando la sinistra non cambierà la propria visione sulla Sicilia difficilmente riuscirà a raggiungere risultati diversi da quelli raggiunti negli ultimi anni. Alla lotta alla mafia, così come è stata condotta sino ad oggi, nessuno oramai ci crede più. Forse nemmeno i compagni, ma tant'è. Un consiglio: la lotta alla mafia non è la priorità per la Sicilia, è una delle priorità assieme allo sviluppo economico e sociale. Senza sviluppo, cioè senza dare una vita dignitosa alle persone, è davvero difficile sconfiggere la mafia. Quando capiranno questoper i compagni in Sicilia forse vi potrà essere una nuova primavera.
17:55. Senato: 11.165 sezioni su 60.048. PdL+Lega 45,5%; Pd+Idv 40,0%; Udc 5,2%; Sa 3,3%; Destra 2,0%, Socialisti 0,8%. (dal sito di Repubblica)
Stando alle prime proiezioni disponibili, per il Senato si può dire che il voto degli italiani è stato un voto fortemente identitario: il buon risultato della Lega, de La Destra e dell'Mpa stanno li a dimostrarlo. Non hanno, gli italiani, una gran voglia di Centro e la famosa rimonta del Pd c'è stata solo nei sogni di Uolter.
Della battaglia delle Falkirk, nella versione rivisitata da Mel Gibson in Braveheart, la scena che più rimane impressa è sicuramente quella che vede William Wallace spronare i nobili scozzesi a unirsi ai suoi uomini per dare l’assalto finale all’esercito inglese. I nobili però, corrotti a dovere da Edoardo I e accontentandosi di qualche appezzamento in più, lo abbandonano proprio nel momento decisivo della battaglia decretando di fatto la sconfitta dei ribelli scozzesi. Wallace subisce pure l’onta di scoprire che Robert Bruce, il principale pretendente alla corona del Regno scozzese, non solo è anch’egli corrotto come gli altri nobili ma addirittura si ritrova a combattere tra le fila dell’esercito inglese. Una disfatta tale per cui a nulla varranno le lacrime e la disperazione di Bruce quando nel finale tenterà egli stesso di portare avanti la battaglia di Wallace: la libertà era ormai persa e di certo a essere ricordato come eroe non sarà lui, ma l’uomo che egli aveva tradito.