Condannata dalla presunzione di Casini all’irrilevanza politica, l’Udc post elezioni si ritrova a dover affrontare questioni cruciali per la propria sopravvivenza. Se da un lato è riuscita a sopravvivere allo tsunami elettorale, che ha travolto storiche formazioni politiche, dall’altro è innegabile che l’obiettivo di divenire l’ago della bilancia del sistema politico, al fine di sottometterlo ai propri diktat, è stato ampiamente mancato.
Il problema adesso è capire come Casini intenderà investire i voti che gli elettori gli hanno accordato. Su tale fronte gli spazi di manovra paiono alquanto ristretti. In casa Udc si è venuta a creare una situazione tale per cui ogni decisione potrebbe scatenare scissioni, considerato che oggi all’interno del partito convivono ex della Margherita e qualche diessino, entrambi delusi dal Pd di Veltroni, assieme a ortodossi fautori dell’alleanza di centrodestra. Da qui l’atteggiamento di Casini di non favorire nessuno dei due candidati in corsa per il Campidoglio, nonostante la maggioranza dei dirigenti locali si sia apertamente schierata a favore di Alemanno.
A meno di clamorosi eventi, quindi, il futuro dell’Udc appare oramai segnato e la sua fine potrebbe addirittura essere accelerata se il Cavaliere finalmente si decidesse a costruire e a far vivere il Pdl secondo regole autenticamente democratiche. In ogni caso è solo questione di tempo, perché allo stato attuale Casini ha solo due possibili scelte: tentare un riavvicinamento al Pdl, iniziando a convergere con esso su alcuni temi specifici, oppure accettare gli inviti dei maggiorenti del Pd e costruire un alleanza di centrosinistra raggiungendo l’amico Follini.
Ah… se solo Casini avesse dato retta alla parabola dei talenti! Si sarebbero evitati il pianto e lo stridore di denti che il padrone prospetta al “
servo malvagio e infingardo” incapace di far fruttare il talento ricevuto in dono. Sì, è davveroun peccato per uno come Casini che dell’alleanza di centrodestra è stato tra i primi fondatori. Purtroppo la sua brama di potere e la sua impazienza lo hanno costretto all’angolo, proprio ora che nel Pdl la presenza di una forza apertamente ancorata ai valori del cattolicesimo avrebbe potuto dare un contributo fondamentale alla costruzione della casa italiana dei popolari europei; proprio nel momento in cui -
come acutamente osserva il Vescovo della Diocesi di San Marino – Montefeltro, mons. Luigi Negri - per i “
cattolici, che hanno votato tenendo presente le indicazioni che erano state loro fornite” deve essere chiaro
“che il loro lavoro non è finito, anzi, comincia adesso”.
In queste condizioni continuare a sostenere l’Udc, anche in ambito locale, soprattutto per i cattolici, diventa davvero impensabile oltre che impossibile: ad essi non è chiesto di battagliare per lo schieramento, ma di puntare dritti dritti verso quei valori sostanziali e non negoziabili che servono da criterio per scelte personali responsabili.