Quello che sto per scrivere e comunicare mi costa, e molto: ho deciso di lasciare l’Udc per approdare nel Pdl. Mi costa per tanti motivi: per il progetto che assieme ad alcuni amici si stava cercando di realizzare, per il tempo ad esso dedicato, e che ora sento come sprecato, e per l’incomprensione che alcuni hanno manifestato nei miei confronti. Si tratta di una decisione sofferta, maturata però all’interno di un confronto serrato con persone autorevoli le quali hanno chiarito in me quali sono le vere questioni in ballo nelle prossime elezioni.
Diverse, quindi, le cause che mi hanno spinto a compiere tale scelta, la principale delle quali ritengo sia l’aver intravisto la fine dello scopo sociale della compagine guidata da Casini e il contemporaneo ingresso nel mio orizzonte quotidiano di un giudizio secondo il quale se «in primo piano è veramente la fede, se ci aspettiamo veramente tutto dal fatto di Cristo, oppure se dal fatto di Cristo ci aspettiamo quello che decidiamo di aspettarci, ultimamente rendendolo spunto e sostegno a nostri progetti o a nostri programmi», emerge di fronte alla prova, nel giudizio e nella decisione. Sì: credo che la missione dell’Udc sia stata definitivamente schiantata dalla miopia politica di una classe dirigente tesa solo ed esclusivamente a perpetrar se stessa: la coatta esclusione dall’alleanza dal Popolo delle Libertà ne è la prova più evidente. A questo punto arrivati far finta che non sia successo nulla e andare avanti senza giudicare seriamente l’accaduto non è più possibile. Non lo è almeno per me.
E’ da tempo che, all’interno del partito, muovo sempre le stesse critiche nei confronti della gestione Casini anche se, devo essere sincero, all’inizio di questa campagna elettorale era quasi riuscito a convincermi della bontà del suo agire, salvo poi farmi ricredere dinnanzi alla sua incredibile ingenuità e sciagurata presunzione. Non ci voleva molto, di certo non una gran mente matematica, per capire che con l'attuale legge di voto il vero ritorno elettorale è la ripartizione dei premi di maggioranza, dai quali l’Udc è rimasta fuori, e il raggiungimento dell’8% al Senato. Le colpe e le conseguenze di una simile evoluzione del quadro politico saranno pesanti per l’Udc: tirandosi fuori dalla costituzione e costruzione di un partito che, di fatto, in Italia ricalcherà le posizioni del Ppe, il bel Pier ha commesso un grave errore di strategia. La sua presenza all’interno del Pdl era necessaria, purtroppo l’ingordigia di potere che lo determina ha fatto sì che venisse estromesso da tutti i giochi. Fortunatamente nel Pdl c’è tanta gente che può compiere ciò che Casini si è voluto precludere. Avrà pesanti ripercussioni questa esclusione e già qualcosa inizia ad intravedersi: più lo si sente parlare e più si ha la sensazione che i tanto sbandierati "valori cristiani" per Casini siano solo quelli che gli permettono di raggranellare voti dai cattolici. Non può fare diversamente del resto, Berlusconi gli ha sbattuto la porta in faccia e lui sta dimostrando che non può stare lontano dalle stanze dei bottoni. Non voglio passare per "profeta" di sventura, anche perché non si tratta di profezia ma di logica elementare, ma ho l’impressione che farà la stessa fine di Prodi e anche se spero in suo ripensamento sono consapevole del fatto che il potere è come la cocaina: più ne sniffi e più vuoi sniffarne.
Due i fattori principali che ultimamente mi stupiscono, due fattori sempre presenti nella comunicazione politica di Casini e dell’Udc: il livore, grasso, per Berlusconi e l’assenza di annotazioni del cattolico Pier Ferdinando per la sua lista. Entrambi, Pier e l’Udc, manifestano, ai miei occhi almeno, un volto eticamente insostenibile: sono incapaci di assumere una qualsivoglia posizione; culturalmente non sanno nemmeno dialogare tra di loro. Certo: è lecito e ammissibile polemizzare con il Pdl, ma è sempre bene farlo con rispetto e stima di parte. Il livore di Casini è quello di uno vittima del complesso di castrazione, livido per non essere lui a comandare. E’ un livore che gli farebbe stimare tutto tranne la parte in cui è stato. Come faccio io da cattolico, completamente determinato dalla volontà di premiare chi non ostacola la libertas Ecclesia e favorisce il realizzarsi del bene comune, a dare consenso a gente livida di permalosità, disposta a tutto pur di fare vendetta, incapace di alleanza, ridotta a una posizione di retroguardia? Come faccio io che fatico ad arrivare a fine mese, anche a causa della disastrosa politica economica del governo Prodi, a lottare per il mero tornaconto elettorale e politico di un
fighetta come Casini che ha come obiettivo principale quello di diventare egli stesso come il tanto criticato Berlusconi? Stando così le cose, allora, tanto vale puntare sull’originale; tanto vale puntare su un contenitore del 40% che, come ha più volte sottolineato il mio amico Formigoni, non ostacola il realizzarsi concreto del principio di sussidiarietà così come è avvenuto in Lombardia. Sicuramente il Cav. non è il massimo che ci si possa aspettare, non ho nessuna remora a riconoscerlo, ma sapere che nel Pdl c’è la presenza di gente come
Eugenia Roccella,
Souad Sbai,
Fiamma Nirenstein,
Raffaello Vignali,
Roberto Formigoni,
Maurizio Lupi e
Renato Farina (tanto per citarne alcuni dei quali mi ricordo il nome) per me è un segno di garanzia che non riesco a trovare altrove. Come diceva spesso don Giussani: uno + uno non fa due, ma centomila! E loro, i politici che ho citato, sono più di 1+1!
A dir la verità credo anche che ben presto Casini tenterà l’assalto alla diligenza muovendo gli stessi passi che non molto tempo fa ha mosso Follini. No, lottare per un partito del quale non si riesce a comprendere la proposta politica non mi entusiasma più. Spero non me ne vorranno per questa mia scelta gli amici che hanno deciso di rimanere nell’Udc, ma al voto spinto dalla simpatia o antipatia per questo o quel candidato proprio non mi va di andarci: preferisco seguire l’esempio di persone che una volta elette son sicuro si batteranno per un'Italia meno pericolosamente alla mercè di chi non rispetta la vita e se ne infischia dell'educazione e delle famiglie.