In campagna elettorale Romano Prodi non fece altro che giurare e spergiurare che le tasse mai e poi mai le avrebbe aumentate. Anzi, rispondendo alle accuse lanciategli dal centrodestra, in un appello rivolto agli elettori, scrisse: «Anche oggi il centrodestra continua a seminare notizie false e dunque io dico ai risparmiatori: state tranquilli, nessuno è così sprovveduto da pensare di danneggiarvi. Siete voi la risorsa fondamentale del sistema economico del nostro Paese. Le elezioni non si vincono con la menzogna, ma con la verità». Arrivato al governo, detto e fatto: le tasse sono aumentate per tutti e, mentre i ricchi continuano ad essere ricchi, la gente comune - quella con un normale stipendio da dipendente - arriva a fine mese strozzata a causa delle troppe imposte cui deve far fronte.
Di promesse vane, comunque, il Professore ne ha fatte più di una. Qualche settimana fa, ad esempio, spinto dall'onda alta dell'antipolitica che si è levata in tutto il Paese, annunziò un provvedimento per la riduzione dei costi della politica. In principio doveva essere presentato alle Camere ai primi di giugno, poi, per bocca del ministro per i rapporti con il Parlamento, Giulio Santagata, se ne annunciò lo slittamento a metà dello stesso mese. Ancor oggi la proposta di legge annunciata da Prodi risulta assegnata alla I Commissione Affari Costituzionali e la sua presentazione al Parlamento non è ancora stata calendarizzata.
Del resto, che Prodi abbia una bella faccia di bronzo è testimoniato anche dalle rassicurazioni che, dal palco della Conferenza Nazionale della Famiglia, rivolse ai suoi interlocutori. In quella circostanza, oltre a violare la regola del silenzio elettorale, egli giurò che i due terzi del tesoretto sarebbero andati alle famiglie meno abbienti e agli anziani. Per lui, infatti, cinque erano le priorità circa l'utilizzo dell'extra-gettito fiscale e tra queste vi era anche il sostegno alle famiglie numerose. Di questa promessa da marinaio oggi rimane ben poco e dalle prese di posizione del governo la parola «famiglia» è completamente sparita. Francesco Riccardi, su Avvenire, ha giustamente fatto notare che «se le anticipazioni di questi giorni saranno confermate il tesoretto sarà utilizzato principalmente per tre voci: l'incremento di 60 euro circa al mese delle pensioni più basse, il finanziamento di nuovi ammortizzatori sociali per disoccupati e una migliore copertura previdenziale futura dei giovani che oggi hanno lavori discontinui. Come si vede, nulla che riguardi direttamente la famiglia, nulla che - nemmeno indirettamente - dia un primo segnale di svolta verso una "politica familiare" degna di questo nome».
Ecco perché, nonostante la violazione del silenzio elettorale e le finte promesse, alle ultime amministrative gli italiani hanno deciso di punire comunque la sinistra. Se la stragrande maggioranza degli italiani continua fischiare Prodi e non vede l'ora che la sua infausta esperienza di governo giunga al termine, un motivo ci sarà pure. I dirigenti del centrosinistra dovrebbero capire, una volta per tutte, che con il professore bolognese non solo stanno distruggendo l'Italia, ma stanno anche perdendo credibilità come uomini di governo. Se non si svegliano in fretta, Prodi gli disintegrerà sul nascere anche il Partito Democratico. Per il bene dell'Italia, cosa aspettano i «compagni» a pensionarlo definitivamente?
