Dopo il battesimo un nuovo libro. La nuova fatica letteraria di Magdi Cristiano Allam, che ha per titolo «Grazie Gesù. La mia conversione dall'islam al cattolicesimo» (Mondadori, pagine 204, €18), sarà presente in tutte le librerie a partire dal prossimo 9 maggio. Il libro verrà presentato in anteprima alla Fiera del libro di Torino domenica 11 maggio, nella Sala dei 500, alle 15.30.
Di questa importante novità editoriale trovate notizia sul Corriere della Sera e nel sito web di Allam, dove potete leggere il primo capitolo del libro intitolato «Il mio battesimo».
Poco più di due anni fa Prodi vinse le elezioni e noi non stappammo nemmeno la bottiglia più economica ancorchè maggiormente intonata cioè quella di lambrusco. Non ché fossimo particolarmente tristi. Ci pareva non avesse tanto vinto e che fosse tanto meglio guardare in faccia la realtà del pareggio a scanso di grossi guai per tutti noi. Più non capivamo, più eravamo costretti a ripeterci e più ancora cresceva la nostra fama di Berlusconiani. Incorreggibili. Oggi che le responsabilità sono tutte di Prodi, e tanto deve dannarsi per rimediare il povero e incolpevole Veltroni, non ci sembra tanto giusto che dal PD nessuno più inviti il Professore, fosse anche a presidiare il Gazebo in Piazza Maggiore nella pausa pranzo. Tantissimi italiani lo hanno prima incoronato con le primarie, poi votato alla presidenza del consiglio e infine dimenticato nel portaombrelli. Incorreggibili. Nessuno lo conosceva più e solo la Bindi continua ancora a sostenerlo e a lodarlo. Incorreggibile pure lei.
Alemanno
sindaco di Roma
P.S.: persino La Repubblica si è arresa titolando: "Alemanno è il nuovo sindaco di Roma". Al Corriere continuano imperterriti a non prendere atto della realtà.
Condannata dalla presunzione di Casini all’irrilevanza politica, l’Udc post elezioni si ritrova a dover affrontare questioni cruciali per la propria sopravvivenza. Se da un lato è riuscita a sopravvivere allo tsunami elettorale, che ha travolto storiche formazioni politiche, dall’altro è innegabile che l’obiettivo di divenire l’ago della bilancia del sistema politico, al fine di sottometterlo ai propri diktat, è stato ampiamente mancato.
A proposito di sicurezza reale e insicurezza percepita, c’è qualcosa che mi sfugge. Nel sito web del Ministero dell’Interno viene evidenziato come “dopo l’adozione lo scorso anno dei patti per la sicurezza i delitti nelle città, come è noto, sono drasticamente diminuiti”. Una frase che tranquillizza molto tutti noi. Poi, però, vado a comprare il quotidiano nell’edicola sotto casa. Leggo il titolo di prima pagina: “ Reati aumentati del 9,5%, boom di furti in casa ”, scoprendo anche che nella città dove vivo “crescono le rapine e pure i danneggiamenti e gli incendi. L'unico reato a rimanere invariato è quello delle violenze sessuali. Non è un quadro esaltante, per Modena, quello che emerge dal confronto dell'andamento dei reati denunciati in città nel 2007 rispetto a quelli del 2006”. Scado nuovamente nello sconforto, ma quel che è peggio è che ancor oggi non sono riuscito a capire dove stia l’inghippo. Giacchè anche la spiegazione del sindaco mi ha lasciato perplesso.

Su una colonna di 2000 anni fa c'è incisa un'epigrafe per un cane, si, per un cane. La scrisse un legionario romano e per me, è di una bellezza straordinaria, commovente. Quanti uomini se ne potrebbero avvalere? Tradotta dice: a guardia dei carri non latrò mai invano. Ora, senza voler assolutamente recar torto ai cani, adattiamola, che so, ad un parlamentare contemporaneo: a guardia dei carri latrò rumorosamente, sempre e per il nulla, ne organizzò e collaborò al furto. Per ampliare, la prima parte dell'adattata epigrafe, si addice molto a certi preti, prelati e priori, con la p, come pirla.
Triario
Da un film molto popolare di qualche anno fa, Rocky 3, possiamo trarre un suggerimento. Il pugile protagonista del film, dopo aver conquistato il titolo mondiale per la sua eccezionale grinta e umanità, smette di allenarsi con serietà e viene così sonoramente sconfitto. Il suo primo rivale, che nel frattempo gli era divenuto amico, gli rivela il motivo della sua sconfitta: «Non hai più gli occhi di tigre!». Gli propone così di ricominciare da capo. Rocky, dapprima riluttante, lo segue, smette di rimpiangere i tempi che furono e inizia a sottoporsi di nuovo ad allenamenti massacranti. Così, lui, picchiatore, cambia completamente: diventa un pugile agile e, con rinnovati «occhi di tigre», vince l’avversario che l’aveva precedentemente battuto.
L’apologo tratto dal film ben si adatta all’Italia di oggi. Il nostro Paese, distrutto dalla guerra, seppe inserirsi tra i Paesi più sviluppati del mondo, grazie all’intraprendenza, alla creatività, allo spirito di sacrificio dei suoi cittadini. Oggi, dopo aver raggiunto il benessere, non sembra più in grado di affrontare la crisi perché non è disposto a rischiare ciò che ha conquistato per ricominciare da capo. Chi ha vissuto la campagna elettorale nelle piazze, ha visto che molta gente si dimostra delusa e rassegnata e riversa sulla politica tutte le colpe della situazione. Ben diversa appare la situazione degli extracomunitari che vivono in Italia. La voglia di costruire un futuro per loro e i loro famigliari, spesso lontani, li rende pieni di passione e disposti a qualunque sacrificio e voraci verso le occasioni di lavoro che italiani anche bisognosi rifiutano. La fame dà loro gli «occhi di tigre», simili a quelli che avevamo noi anni fa. E allora, da dove ricominciare? Nella nostra tradizione, anche prima del dopoguerra, c’è stato un motivo di impegno ben più forte della stessa fame, che ha reso il nostro popolo appassionato alla realtà e capace di affrontare anche la fame. È stata quella fede cristiana che aiuta a scoprire la bellezza del reale, pur in mezzo a tante difficoltà e contraddizioni, che spinge a valorizzare ogni piccola possibilità per migliorare la propria condizione di vita attraverso il lavoro, che considera unica e irripetibile ogni persona, che apre al sacrificio di se stessi a vantaggio di chi si ama e del proprio popolo. È stata, ancora, quella passione ideale per la giustizia e per il progresso, che ha permesso di costruire condizioni di vita più dignitose. Contrariamente a quanto ripetono gli intellettuali che invocano il definitivo sradicamento dalla nostra storia, solo riprendendo a vivere in modo critico e attuale questa fede o questa passione ideale, possono far rinascere in noi «occhi di tigre» capaci di farci iniziare di nuovo a lottare. Un’educazione a questa posizione umana è ciò che è più urgente: senza di essa poco potrà il desiderio di cambiamento che queste elezioni hanno messo in luce.
© Il Giornale, 18 aprile 2008